Vangelo del giorno di Gv 17,20-26

Siano perfetti nell’unità.
Dal Vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
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Parola del Signore.
E poi il colpo d’ala, la preghiera più intensa. Gesù sa che sta per essere consegnato, che tutto è compiuto, che ora potrà dimostrare al mondo fino a che punto lo ama, donando se stesso. Un azzardo assurdo, incomprensibile, folle finanche.
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Non sarebbe meglio lasciar perdere? Fuggire da Gerusalemme che odia i profeti? No, Gesù sa che l’ultima opportunità che ha di manifestare agli uomini la verità delle sue parole, è compiendo un gesto estremo. Perché altro è fare dei bei sermoni, altro lasciarsi appendere ad una croce.
Così, durante il lungo discorso riportato nel vangelo di Giovanni dopo l’ultima Cena, Gesù dopo avere raccomandato ai suoi di accogliere il Paraclito che sarà donato, prega per loro. E, come abbiamo celebrato in questi giorni, per loro chiede di dimorare nell’amore, di custodire l’unità, di non fuggire il mondo ma di abitarlo senza lasciarsi divorare dalla logica mondana. E, alla fine, lo avete sentito, lo hai letto, prega per te. Per me. Per noi che, grazie alla predicazione dei suoi discepoli e delle sue discepole, abbiamo creduto, ci siamo scoperti amati, abbiamo accolto questo amore che, tracimando, si è riversato sui fratelli.
Per me, oggi. L’idea che Gesù, durante l’ora più buia, più difficile, più estrema della sua vita, abbia trovato il tempo di pregare per me, mi commuove alle lacrime. Io c’ero, al Getsemani. Io c’ero, nella notte in cui Dio decise di salvare il mondo che non voleva saperne (che non vuole saperne) di essere salvato. C’ero anch’io nel cuore affollato di Cristo.
E per me, ancora, chiede di dimorare nell’amore che da Cristo, cuore dopo cuore, vita dopo vita, speranza dopo speranza, è arrivato fino a qui. Una cascata infinita che tutti ci raduna, ci accomuna, ci disseta. E la sento, forte, questa unione: percepisco la fede di Pietro, il coraggio dei martiri, la preghiera mistica dei monaci, la pazza gioia di Francesco, la bonomia di Filippo Neri, la fedeltà di don Pino Puglisi… Tutti uno, perché amati.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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