Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 maggio 2026

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Vangelo del giorno di Gv 15,18-21

Voi non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».

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Parola del Signore.

La ragione per cui il mondo ci odia, spiega Gesù, è perché hanno odiato lui per primo. E lo hanno odiato, e di conseguenza odiano noi, perché con la nostra vita diventiamo un segno di contraddizione, sveliamo la tenebra che avvolge il cuore del mondo e che, prima di essere salvati, avvolgeva anche il nostro.

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Non si tratta di fare i bravi ragazzi o i primi della classe, ci mancherebbe, ma di amare. Con costanza, semplicità, forza, ironia, leggerezza. Amare gli altri con l’amore che ci proviene da Dio.

E il mondo, inteso in senso negativo, non sopporta vedere che è possibile vivere con una logica diversa da quella aggressiva e violenta che sembra contaminare l’intero pianeta. Perciò, da sempre, i discepoli sono perseguitati.

Ancora oggi il cristianesimo è, nel mondo, la religione più ostacolata: un cristiano ogni sette subisce una qualche forma di discriminazione o di persecuzione. È una contraddizione insanabile, avverte il Signore, seguire lui può volere dire testimoniare con la vita la nostra appartenenza.

Ma, al di là delle grandi persecuzioni, anche il nostro essere discepoli credibili, a volte, suscita disprezzo, presa in giro, sguardi di commiserazione. Ma come, nel ventunesimo secolo siamo ancora lì a credere ai miracoli e alle favolette del Vangelo? E ci sentiamo di appartenere ad una Chiesa di manipolatori e di pedofili?

Ci sta, se uno non ha conosciuto/incontrato l’amore di Cristo non può certo capire chi lo segue. Ma c’è di più: a volte ci sentiamo un po’ martiri anche noi perché siamo “perseguitati” a causa della nostra fede. Almeno ci piacerebbe pensarlo!

E già ci vediamo con la palma dei martiri vestiti in bianche vesti raggiungere l’agnello. Più spesso, a dire il vero, non siamo perseguitati perché troppo cristiani ma perché troppo poco cristiani. Perché la nostra vita è una finzione, non rivela il volto di Cristo, non gli rende testimonianza.

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Quindi, prima di sentirci vittime di odio religioso, verifichiamo se il problema non sia, semmai, quello di essere poco credibili…

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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