Viviamo in un tempo che confonde l’amore con l’emozione, con il possesso o con il bisogno di sentirsi approvati. Ma Gesù oggi distrugge ogni illusione spirituale romantica: “Rimanete nel mio amore” non significa sentirsi bene con Dio. Significa restare fedeli anche quando amare costa.
L’amore di Cristo non è zucchero spirituale. È croce. È scelta. È obbedienza. “Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore”. Oggi molti vogliono un Dio che accolga tutto senza cambiare nulla della loro vita. Gesù invece lega l’amore alla conversione concreta. Non basta dire “Signore, ti amo”. Bisogna vivere come Lui.
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E qui arriva la provocazione: noi vogliamo davvero rimanere nell’amore di Cristo o vogliamo solo usare Dio per sentirci in pace? Perché rimanere nel suo amore significa perdonare quando sanguini dentro, servire quando sei stanco, tacere invece di ferire, restare fedeli quando tutto ti spinge a scappare.
Gesù poi dice una cosa sconvolgente: “Perché la vostra gioia sia piena”. La vera gioia non nasce dal fare ciò che vogliamo, ma dal vivere uniti a Lui. Il mondo promette felicità senza sacrificio e produce vuoto. Cristo promette una gioia piena, ma passando attraverso l’amore vero, quello che consuma l’egoismo.
Forse oggi il problema di tanti cristiani è questo: vogliono la gioia della risurrezione senza la fedeltà del venerdì santo. Ma senza rimanere nel suo amore, tutto diventa religione vuota, devozione sterile, parole senza fuoco.
La domanda del Vangelo è semplice e terribile: in cosa stai rimanendo davvero? Nell’amore di Cristo o nell’amore di te stesso?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
