p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di giovedì 7 maggio 2026

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NELLA SINFONIA DI DIO

Gv 15,9-17

Giovanni propone
una pagina in cui pare custodita l’essenza
del cristianesimo,
un canto d’amore al cuore degli insegnamenti
di Gesù.

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Musica dolcissima e profonda, ritmata sul lessico degli amanti: rimanere, amore, amare, gioia, pienezza, frutti…

É la melodia della nostra fede.
Come il Padre ha amato me,
io ho amato voi.

Di amore parliamo come
di un nostro compito.

Ma non possiamo far sgorgare amore se non ci viene prima donato.
Siamo letti di fiume che Dio trasforma in sorgenti, e che diventeranno cascata.

Rimanete nel mio amore.

Nell’amore si entra e si dimora.
Rimanete,
non andatevene,
non fuggite dall’amore.

Credi in lui, sebbene
la sua voce possa frantumare sogni e strappare fiori nel giardino della tua anima (Gibran).

Gesù indica la strada
per stare dentro l’amore: osservate i miei comandamenti.
Che non sono il decalogo ma il modo di agire di Dio, colui che libera
e fonda alleanze,
che pianta la sua tenda
in mezzo al nostro accampamento.

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Resto nell’amore se faccio le cose che Dio fa.
Il brano è tutto un alternarsi di misura umana e di misura divina nell’amore.

Gesù non dice semplicemente: amate. Non basta amare,
potrebbe essere solo mero opportunismo, dipendenza, sentimentalismo, oppure una necessità storica, perché se non ci amiamo
ci distruggiamo.

Non dice neanche: amate gli altri con la misura con cui amate voi stessi.

Conosco gli sbandamenti del cuore, i testacoda
della volontà, io non sono misura a nessuno.

Dice invece:
amatevi come io
vi ho amato.

E diventa Dio
la misura dell’amore,
musica per il cuore dell’uomo,
per stare alla pari, per dire uguaglianza e affetto.

Non vi chiamo più servi, ma amici.
Parola dolce,
sinfonia nel cuore.

L’amicizia, qualcosa che non si impone,
non si finge,
non si mendica, che è l’incontro di due libertà.

Vi chiamo amici:
un Dio tenerissimo che non vuole stare solo.

Amico è un nome di Dio, per noi la più bella avventura.

Amicizia è umanissimo rito e alta teologia: parla di Dio come ne parlava Gesù, e nel farlo conforta la nostra vita.

Ma perché rimanere dentro questa logica?

Tutto inizia da un fatto:
tu sei amato; ne deriva che ogni essere respira non solo aria, ma amore,
e se questo respiro cessa, non vive più.

Tutto procede ad un traguardo, dolce e fedele: per essere nella gioia!

Ecco la risposta, semplice, che cercavamo:
questo vi dico perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

L’amore ha ali di fuoco (sant’Ambrogio) che incidono di gioia il cuore.

Gioia che è
un attimo immenso,
un sintomo grande
a dire che il tuo cammino
è buono.

Vangelo che
mi dà una certezza:
l’amore non è un sentimento, qualcosa prodotto da me o un mio desiderio, ma una realtà come un luogo,
un continente, una tenda dove ci puoi vivere dentro.

L’amore è.
Minacciato dal nostro vivere inesatto,
sottile come il respiro e possente come
le grandi acque,
l’amore è la materia
di cui è fatto Dio. Di cui sono fatti i suoi figli.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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