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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 maggio 2026

Vangelo del giorno di Gv 15,9-11

Rimanete nel mio amore, perché la vostra gioia sia piena.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

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Parola del Signore.

Parliamo d’amore, vi va? Ne abbiamo bisogno perché sappiamo che è l’amore che muove il mondo. E chiediamo all’Amore di parlare di amore. All’Amato di insegnarci ad amare.

Ascolta il commento

Il primo messaggio del vangelo di oggi è semplice: lasciamoci amare. Tutto il vangelo conduce a questa unica, disarmante verità: siamo amati. Amati da Dio che ci ha voluti, pensati, siamo preziosi ai suoi occhi.

Siamo amati a prescindere. Perciò possiamo cambiare, fiorire, imparare. Non è facile credere questo, lo so bene: molti, fra noi, fanno esperienza di mediocrità, di dolore, di solitudine.

Il mondo ci ama solo se abbiamo qualcosa da dare, Dio ci ama non perché siamo amabili, ma perché ci ha creati. Tutta la nostra vita consiste nello scoprirci amati.

E Dio, l’unico, non ci ama perché siamo buoni ma, amandoci, ci rende buoni. Dio non può che donare il suo amore, dicevano i Padri della Chiesa, fa parte della sua natura profonda.

E se già abbiamo scoperto di essere amati, Gesù insiste: dimorate in questo amore, restateci. Dopo avere cercato Dio, affascinati da qualche credente credibile, dopo avere scoperto che, in Gesù, anche noi siamo suoi figli, tutta la nostra vita diventa attesa di pienezza, manifestazione dell’amore di Dio.

E possiamo dimorare, dice il Signore, solo osservando i comandamenti. Stride, questa richiesta, la parola “comandamento” ci rimanda alla regola, alla norma, alla sanzione.

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No, perché Gesù è venuto a donare un nuovo “comandamento”: imita il Padre che ti ama e riama te stesso, gli altri, Lui. I “comandamenti”, allora, non diventano una serie di norme da osservare per meritare l’amore, ma il modo di manifestare questo amore.

Diventano la forma dell’amore, come è il fiore donato all’innamorato che rappresenta il sentimento che proviamo. Quando mi occupo di mio figlio, lo vesto e gli preparo colazione per portarlo a scuola, non sto seguendo il protocollo del buon genitore, sto esplicitando nella concretezza il fatto di occuparmi di lui, di volergli bene!

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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