Ti sei mai chiesto se quella voce che senti dentro, quella che ti dice di mollare o quella che ti spinge a rischiare, sia davvero la tua o solo il rumore di quello che gli altri si aspettano da te?
Spesso giriamo a vuoto come quando si va in luogo affollato all’ora di punta e troviamo un sacco di gente, tanti volti, tanti schermi, ma alla fine ci sentiamo soli.
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Pietro nella prima lettura ci dà una scossa e parla a gente che si sente “trafiggere il cuore” perché capisce di aver sbagliato bersaglio.
Dobbiamo pensare alla risurrezione come alla possibilità di fare un reset: smettere di essere “ladri” della propria vita, come dice il Vangelo, entrando da porte secondarie che non ci appartengono. Quante volte facciamo i furbi anche con Dio e vogliamo strappargli la salvezza solo per un segno di croce un po’ superstizioso, oppure una messa occasionale e distratta…
Gesù dice «io sono la “porta”». Non un muro, ma un passaggio verso la versione vera di noi stessi.
Al tempo, i pastori dormivano proprio davanti all’apertura del recinto. Diventavano fisicamente la porta: nulla passava senza di loro. Un pò come le cuffie che oggi permettono di cancellare il rumore ambientale.
Nelle nostre chat o a scuola o a lavoro o in famiglia, risorgere oggi è avere il coraggio di non “rubare” l’identità agli altri per sentirsi grandi, ma passare per la porta della sincerità, delle cose dette con carità…a luce finta e fredda? per terra o vuoi accendere la fiamma di Dio che ti dia una nuova forma e ti sollevi?
don Domenico Bruno
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