Credere non è un esercizio della mente, ma un coinvolgimento concreto: Gesù non chiede di essere capito, ma di essere mangiato.
Spesso ci si ferma a discutere e a razionalizzare la fede rischiando di trasformare la spiritualità in un dibattito sterile. Invece, l’invito del Vangelo è quello di assimilare la vita di Cristo nella propria, rendendo le Sue scelte la sostanza stessa della nostra quotidianità.
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Gesù diventa così il carburante indispensabile per chi sperimenta la fatica di vivere e cerca un senso che non svanisca. Mangiare la Sua carne significa accettare che Dio abiti la nostra fragilità, trasformandola da limite a luogo di un’unione profonda con Lui.
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