Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 22 Aprile 2026

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Vangelo del giorno di Gv 6,35-40

Questa è la volontà del Padre: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo, disse Gesù alla folla:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai! Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

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Parola del Signore.

Il peggiore dei miracoli di Gesù, la condivisione dei pani e dei pesci, ha dato origine a una discussione i cui toni stanno salendo.

La folla ha cercato Gesù per farlo re, felici di avere finalmente qualcuno che risolve i problemi, ma il Signore è fuggito, accusando la gente di cercarlo per interesse. Poi li ha (ci ha) invitati a cercare il pane vero che sazia e che è la sua presenza.

Ora il Signore alza ancora il livello e chiede a chi gli sta intorno, sempre più perplesso, di fidarsi di lui, l’unico che può saziare il cuore, non solo la pancia. Non solo: lui sazia il cuore perché proviene da Dio, perché lo conosce, perché ci conduce a lui.

E rivela una verità stordente, immensa, straordinaria: ci dice qual è il senso della vita di Dio, cosa desidera Dio, qual è il suo scopo. Salvare. Salvarci. Salvarmi. Questo vuole Dio da me: che io mi salvi, che non mi perda, che viva da risorto, cioè da vivo.

E tutto questo avviene se accolgo la Parola del Signore Gesù, se mi fido di lui, se a lui mi rivolgo, sperimentando la vita eterna, che è la vita di Dio, l’Eterno. Che meraviglia!

Perché, allora, molto spesso pensiamo che Dio ce l’abbia con noi e che ci spii, sempre pronto a mandarci in castigo? O che sia i sommo allenatore che mi sottopone a costanti prove di fatica per affinare la mia (miserrima) fede? Quanto è distante il nostro pensiero da quanto ci racconta il Signore!

Quanto ancora siamo chiamati a convertire i nostri cuori per passare dal Dio che abita la nostra testa e i nostri pensieri al Dio che Gesù conosce e racconta!

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Ma per essere salvati dobbiamo prima riconoscere di esserci persi, di non sapere – sul serio – in che consiste la nostra felicità. Si, certo, intuiamo che la felicità ha a che fare con l’amore, ma quanto fatichiamo a costruirla! Ammettere con assoluta verità di non essere autosufficienti, di non sapere, di non conoscere.

E lasciarci salvare mettendoci nelle sue mani. Ed essere consapevoli che non dobbiamo salvare il mondo (il mondo è già salvo ma non lo sa) ma, piuttosto, vivere da salvati.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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