I discepoli sono soli, è buio e il mare è mosso. È la descrizione perfetta di quei momenti della vita in cui ci si sente sopraffatti: un problema in famiglia, una crisi con gli amici, l’ansia per il futuro o semplicemente quel senso di vuoto che arriva la sera. Il brano dice che “Gesù non li aveva ancora raggiunti”.
A volte sembra che Dio sia in ritardo, che ci abbia lasciati soli a remare controvento. Questa è la parte più strana: Gesù arriva camminando sulle acque per aiutarli, e loro, hanno paura. Spesso abbiamo paura proprio delle soluzioni o dei cambiamenti positivi, abbiamo paura di chi ci propone una vita diversa, più profonda, perché ci sembra “strana”, fuori dagli schemi.
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A volte preferiamo restare nella nostra paura conosciuta piuttosto che accogliere una novità incredibile. In mezzo al caos della tua vita, Gesù non arriva con una lezione di nautica o spiegandoti perché c’è vento. Arriva con la sua presenza. La fede non è un manuale di istruzioni per non avere problemi, ma la certezza che nel bel mezzo della tempesta non sei solo. Dio è lì, proprio nel punto dove il mare è più profondo.
Il dettaglio più bello è che appena decidono di far salire sulla barca Gesù, arrivano a destinazione. Senza Lui, i discepoli remano per miglia e restano in mezzo al mare, con Lui, il tempo e lo spazio prendono un ritmo nuovo. Quando smettiamo di combattere da soli e “facciamo salire” Gesù nelle nostre scelte, la nostra vita subisce un’accelerazione.
Non perché i problemi spariscano, ma perché abbiamo finalmente una direzione chiara. In questo tempo di Pasqua cerchiamo di trovare il tempo per incontrare veramente Gesù e farci salvare dalle nostre tempeste interiori per farci sentire la calma e l’amore vero.
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