Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 18 Aprile 2026

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Vangelo del giorno di Gv 6,16-21

Videro Gesù che camminava sul mare.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

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Parola del Signore.

Vogliono farlo re. Ovvio, tutti noi daremmo volentieri il nostro voto al governo che, invece di riempirci di tasse, ci regalasse dei soldi!

Non hanno capito niente di quanto è successo. Il senso del segno compiuto dal Signore Gesù era evidente: davanti alla fame, di felicità, di pane, di giustizia, invece di aspettarti un miracolo, invece di immaginare improbabili soluzioni, mettiti in gioco, dona quello che sei, quello che hai, anche se è poco. Dio far il resto.

Più che il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, è stato il miracolo della condivisione dei pani e dei pesci. Perché il vero miracolo è insegnare alle persone a condividere quanto hanno.

La folla, invece, ha capito l’esatto contrario: ecco finalmente uno che ci risolve tutti i problemi. L’esatto contrario. Così quello che doveva diventare il segno definitivo, il più eclatante, si sta rivelando un disastro annunciato.

È turbato, il Maestro, e fugge appena di rende conto del fraintendimento. A volte ci sono situazioni che si ingarbugliano, si aggrovigliano, a volte ne abbiamo colpa, più spesso, no, come in questo caso. E, allora, vale anche la fuga. Per porre distanza, per fermarsi a riflettere, per cercare di capire e di trovare soluzione.

Ci troviamo in mezzo ad un mare in tempesta, non riusciamo più a gestire la nostra barca, pensiamo di affondare. Ma se siamo discepoli, se, sul serio, abbiamo posto il nostro cuore nelle mani di Dio, il Signore ci raggiunge in mezzo ad ogni situazione, quando davvero pensiamo di non farcela. E la barca della nostra vita, allora, raggiunge la riva.

Una vita bella non è una vita senza ostacoli o delusioni o fallimenti. Non è una vita che sguazza in uno stagno, ma una vita che vuole raggiungere una meta senza rimanere ferma nel porto. E ogni fatica si può attraversare, anche quella che Gesù sta per affrontare, la totale incomprensione, se ci accogliamo sulla nostra barca la sua presenza. Con lui raggiungeremo ogni riva, fidatevi.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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