Nella Bibbia la parola “mondo” vuol dire due cose diverse.
C’è il mondo che è la nostra vita di tutti i giorni: il lavoro, la famiglia, le preoccupazioni, la stanchezza. Questo mondo Dio lo ama. Lo ama così tanto che ci ha mandato suo Figlio — e non ha mandato tra gli angeli, ma tra la gente, in una casa vera, in mezzo alla polvere e al sudore. Se Dio avesse voluto che scappassimo dal mondo, non avrebbe mandato Gesù proprio qui.
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Poi c’è un altro “mondo” che non è un posto, e non è l’umanità, ma un modo di pensare: è quando conta solo chi ha soldi, quando per valere dobbiamo apparire, quando l’invidia ci mangia dentro, quando viviamo come se Dio non c’entrasse niente con la nostra giornata. Ecco, da questo dobbiamo guardarci. Non perché siamo più bravi degli altri, ma perché è una trappola che ci ruba la pace.
Allora noi non dobbiamo scappare dalla vita. Dio ci chiede di restare dove siamo — al lavoro, in famiglia, nel quartiere — ma con un cuore diverso. Di guardare le persone come le guarda Lui. Di portare qualcosa di buono là dove la vita è difficile.
Il cristiano è uno che sta nel mondo senza farsi schiacciare dalla mentalità che dice che tutto è inutile o che vince solo il più furbo. Il cristiano è uno che prova, con tutti i suoi limiti, a vivere come se l’amore di Dio fosse una cosa vera. Perché lo è.
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