Come noi
È fragile la nostra fede.
Ogni fede, soprattutto in questi tempi smarriti e claudicanti, incerti e affaticati, violenti e folli. In cui sembra che il fragile equilibrio mondiale faticosamente raggiunto sia messo in radicale discussione dai fenomeni umani che governano (malissimo) le sorti del mondo.
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È fragile la mia fede.
Soprattutto quando devo confrontarmi con le mie ombre. Quando l’entusiasmo dell’incontro con il Signore si affievolisce, smorzato dalla quotidianità. Quando manca l’eucarestia, e la comunità, e il contatto fisico.
Soprattutto quando deve fare i conti con i tanti atteggiamenti dei cristiani che contraddicono la fede che professano. Senza diventare i giudici o i censori, senza scivolare nel populismo ecclesiale, senza volere come pastori e compagni di viaggio dei santi con aureola (visibile), resta il fatto che questi ultimi decenni hanno lasciato profonde ferite nelle nostre comunità.
Mettendo in luce la stanchezza delle nostre abitudini e la poca consistenza sulle nostre convinzioni di fede.
Sulla vita, la morte, la bontà di Dio, la giustizia, il dolore.
Viviamo, insomma, un ennesimo momento di sbandamento, di afasia, di paura davanti alla paura della guerra, della distruzione. Consapevoli che tutto ciò che conosciamo e amiamo può essere spazzato via in un istante.
Come ha sperimentato Tommaso, patrono dei credenti feriti e fragili.
Chiedete a lui come ha fatto a superare il trauma del vedere il suo maestro sepolto in una manciata di ore. Chiedeteglielo in questa giornata che celebra la divina misericordia, la compassione di Dio.
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Quella che converte, infine.
Gemello nostro
Grande credente, Tommaso.
Un entusiasta, un altruista, un buono. Disposto a seguire Gesù quando questi decide di andare a salvare Lazzaro, anche se la cosa, come sarà, è altamente pericolosa.
Uno che getta il cuore oltre l’ostacolo.
Che si è rimboccato le maniche in parrocchia, che ha tenuto duro quando tutti hanno mollato, che ha sopportato i chiari di luna del nuovo parroco, che è rimasto fedele quando la chiesa si è progressivamente svuotata e i suoi amici, crescendo, gli hanno dato del sempliciotto da compatire.
Poi è arrivato l’uragano.
Quell’arresto inatteso, improvviso che tutto ha devastato. E il processo. E la croce. E la morte.
La paura, l’orrore, hanno lasciato spazio ad un’altra emozione: la vergogna.
Vergogna per essere fuggito, lui e gli altri. Dodici ore dopo avere ricevuto il pane del cammino, la presenza eucaristica. Vergogna per non averlo difeso. Per non essere rimasto. Almeno come le donne.
Tutto evaporato. Ma quale fede? Quale cambiamento? Quale esperienza radicata e nuova? Tutto finito, tutto sparito, reso inutile in poche ore.
Gli altri compagni di avventura, poi…
Voi?
Quando Tommaso trova il coraggio e riappare nella stanza superiore ritrova tutti gli altri.
Non fa in tempo a parlare che viene assalito dal loro entusiasmo.
Lo abbiamo visto. È lui. È davvero risorto.
Il cuore di Tommaso, davanti a tanta gioia, è un pezzo di ghiaccio.
Cosa? Come? Chi?
Proprio loro gli parlano del risorto! Proprio i suoi compagni che, come lui, hanno fallito.
Orribili ed inutili discepoli.
Non crederò, sentenzia Tommaso.
Non può credere alle parole dette da persone tanto incoerenti. Primo di una lunga serie di cercatori di Dio inorriditi dall’incoerenza di noi discepoli.
Eppure, resta. Non se ne va sbattendo la porta o, peggio sentendosi diverso, migliore, come avremmo fatto noi. Fa benissimo a rimanere.
Eccolo
Viene apposta per lui, il Signore.
Perché ogni discepolo è importante, agli occhi di Dio; perché Tommaso è importante.
Viene apposta per lui e gli mostra le ferite dei chiodi, il colpo di lancia che gli ha squarciato il costato.
Come a dire: so che hai molto sofferto, Tommaso. Guarda: anch’io ho sofferto.
Sono molti si segni del risorto che convertono i cuori dei pavidi discepoli: la voce, per la Maddalena, il pane spezzato per i due di Emmaus, la pesca sul lago di Tiberiade. E le ferite, qui, per Tommaso. Il segno della presenza del risorto per lui, entusiasta e sofferente, è un dolore condiviso.
E Tommaso cede. Primo fra tutti a professare Dio quel Cristo.
E piange di gioia perché ogni dubbio, ogni dolore scompare quando è condiviso col risorto.
Siamo noi Tommaso.
Sono io.
Entusiasta e fragile, contraddittorio e inutile, appassionato e incoerente.
Sono io, Tommaso, didimo, mio gemello.
Io ferito dall’incoerenza della Chiesa. Io che ferisco con la mia incoerenza.
Eppure, con chi osa, con chi crede, libero e vero.
A voi, fratelli e sorelle smarriti,
discepoli e discepole scossi dal dolore, dal lutto, dalla paura.
A voi messi alla prova dalla vita, dalla malattia, dalla solitudine.
A voi fratelli preti che vedete le chiese svuotarsi e non sapete come fare. A voi che continuate a costruire dialogo e pace intorno alle vostre vite. A voi che vi fate prossimo con i più poveri.
A voi che non sapete come fare quando tutto finirà.
A noi tutti, oggi, come a Tommaso, il Risorto dice: “coraggio”.
Credo, Signore.
Tu sostieni la mia incredulità.
Io ci sono e sono con voi. Ogni giorno alle 20 (Alle 21 la domenica) sui miei canali Facebook e Youtube non mancate la piccola lectio #FTC per far crescere la fede e la speranza.
