don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 4 Aprile 2026 – Sabato Santo

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Il grande silenzio del sabato santo non è un silenzio vuoto, è invece un silenzio gravido. È come l’istante prima di un salto, o come il respiro profondo che si prende quando bisogna fare qualcosa di importante.

Tra la Croce e la Pasqua c’è un mare di silenzio che bisogna attraversare in silenzio. Bisogna farsi discepoli di quelle donne che prima che sorgesse il sole si misero in cammino verso la tomba di Gesù.

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Sono convinte di dover ungere un cadavere, ma si ritroveranno ad attraversare il vuoto della tomba. Quel profumo che doveva servire per un morto diventa il profumo di un vivo.

Ma cosa avranno pensato lungo quella strada? La vita ci fa convincere di molte cose, e la Pasqua è la messa in discussione delle nostre convinzioni sedimentate proprio a causa di quello che abbiamo vissuto.

Tutti abbiamo macigni che non sappiamo come spostare e che ci pesano addosso molto spesso fermando i nostri cammini e soffocando le nostre speranze. “Chi ci rotolerà via la pietra dal sepolcro?”, si domando le donne del Vangelo.

Ma quando arrivarono lì, quella pietra era già stata tolta da un Altro. Bisogna, però, imparare ad arrivare fin lì, a non fermarsi prima, a non cedere alla tentazione di non crederci più.

Tutta la nostra vita è un lungo e intenso sabato santo in attesa del giorno senza più tramonto.

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