Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 3 aprile 2026

- Pubblicità -

L’Eterna Contemporaneità della Passione di Cristo

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

Link al video

Le parole del Cardinale Angelo Comastri invitano a riconoscere la contemporaneità della Passione di Cristo, la quale non è un mero ricordo storico ma un evento spirituale attuale e perenne. Attraverso questo sacrificio, Gesù si fa carico dei peccati e delle sofferenze dell’umanità odierna, offrendo se stesso volontariamente per riscattarci dalle tenebre.

- Pubblicità -

Il Cardinale sottolinea che ogni nostra colpa incide profondamente sulla coscienza del Salvatore, rendendoci partecipi diretti del suo dramma sul Calvario. Meditare su questo mistero permette di comprendere la gravità del male e, contemporaneamente, l’infinita potenza di un amore divino che supera ogni iniquità. In definitiva, la morte e la risurrezione di Cristo rappresentano il passaggio necessario verso una giustificazione gratuita e una riconciliazione gioiosa con il Padre.

Trascrizione del video

La passione di Cristo è contemporanea a noi. Ha poca importanza il fatto che la passione, morte e risurrezione di Gesù sia avvenuta circa 2000 anni fa: per noi è attuale e contemporanea. È come se rivivesse ora davanti ai nostri occhi perché nella passione di Gesù è presente il mio peccato di oggi, la mia condizione di oggi, il mio rifiuto di oggi. Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità e per le sue piaghe siamo stati guariti.

“Questa è l’ora vostra, è l’ora dell’impero delle tenebre”, ha detto Gesù. È l’ora del peccato dell’uomo che ha il potere tremendo di portare Dio alla passione. In queste tenebre c’è la tenebra di ognuno, c’è il nostro peccato. La passione di Gesù è contemporanea non solo perché è causata dal mio peccato di oggi, ma anche per il fatto che io sono stato presente a Gesù così come sono oggi. Per questo la Scrittura dice: “Coloro che peccano crocifigono nuovamente per se stessi il Figlio di Dio e lo espongono all’ignominia”.,

L’agonia di Gesù è un elemento rivelatore del peso che ogni peccato ha avuto nella coscienza del Salvatore: Gesù suda sangue. Non solo Cristo presso il Padre è colui che ha ancora impresso su di sé il dramma del mio peccato, ma l’offerta di Cristo sulla croce è eterna, come eterna è la risposta del Padre che gli dà la risurrezione. Scrive l’autore della Lettera agli Ebrei: “Il sangue di Cristo, che con uno spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente”.

Dobbiamo leggere la passione, l’agonia e la morte di Gesù come descritte dal Vangelo e riviverle sentendoci presenti e implicati. Contempliamole senza alcuna preoccupazione per il tempo, aprendo un discorso di amore con Gesù e scoprendo con emozione che la sua passione è volontaria, ovvero accettata e desiderata da Lui. Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. Egli ha il potere di offrire la propria vita e il potere di riprenderla di nuovo, un comando ricevuto dal Padre.

Di fronte all’ora del sacrificio, Gesù prega: “Padre, glorifica il tuo nome”. Una voce dal cielo risponde: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò”. Questa voce è venuta per noi, perché ora è il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo sarà gettato fuori., Gesù afferma: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me“. Come il chicco di grano che deve morire per produrre molto frutto, chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.

Gesù accetta di bere il calice che il Padre gli ha dato, rivelando la lotta tra le tenebre e la luce. Dio ha inviato il Suo proprio Figlio in una carne somigliante a quella del peccato e ha condannato il peccato nella carne. Cristo ci ha riscattati diventando Lui stesso maledizione per noi, consegnandosi all’umiliazione in un’obbedienza di fede: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice; però non la mia, ma la tua volontà si compia“.,

Noi siamo contemporanei a questo amore che si offre per riportarci alla gioia e all’amore del Padre. Sebbene nasciamo nell’incapacità di amare Dio, siamo giustificati gratuitamente per la Sua grazia mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Nell’umanità di Cristo ci viene rivelato il dramma del nostro peccato e il mistero dell’amore di Dio, che è più grande e più forte del nostro peccato: per questo la salvezza è possibile.

- Pubblicità -

Testo tratto dal libro “Gridiamo il Vangelo – Anno A” del Card. Angelo Comastri

Altri Articoli
Related

p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di martedì 7 aprile 2026

LA PRIMA PAROLA DEL RISORTO CHE INCANTA ANCORA Maria di...

La Parola in centoparole – Commento al Vangelo del 7 aprile 2026

Tutti sono andati via, solo Maria di Magdala è...

don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 7 aprile 2026

"Si recò al sepolcro di mattino"     Svegliarsi...

Don Antonio Mancuso – Commento al Vangelo del 7 aprile 2026

È molto attuale la pagina del vangelo di oggi....