fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 31 marzo 2026

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Facciamo spesso buoni propositi: “Da domani sarò più paziente”, “Non mi arrabbierò più”, “Pregherò ogni giorno”, “Cambierò davvero”. Li diciamo con sincerità. Poi però arriva la vita concreta: una fatica, una delusione, una stanchezza… e ci scopriamo di nuovo come prima. Non perché siamo falsi, ma perché siamo fragili.

È quello che accade anche a Pietro. Davanti a Gesù dice parole grandi: «Darò la mia vita per te!». È un proposito vero, nato dall’amore. Ma Gesù lo conosce più di quanto lui conosca se stesso e gli risponde: «Non canterà il gallo prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte». Pietro promette, poi cade. Ama, ma non riesce a restare fedele fino in fondo.

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Eppure la storia non finisce lì. Pietro non è definito dal suo tradimento, ma dal suo rialzarsi. Dopo il pianto, dopo la vergogna, incontra di nuovo lo sguardo di Gesù. E da quel momento ricomincia. Non più forte di prima, ma più vero. Non più sicuro di sé, ma fiducioso in Gesù.

Anche per noi è così. I propositi disattesi non sono la prova che non valiamo nulla, ma che abbiamo bisogno di essere sostenuti. Dio non si scandalizza delle nostre cadute: continua a chiamarci, a credere in noi, a rimetterci in piedi.

Rialzarsi è già fede. Ricominciare è già coraggio. E ogni volta che torniamo a Lui, scopriamo che non ci chiede di essere perfetti, ma di non smettere di seguirlo. Anche dopo il gallo che canta, c’è sempre un nuovo giorno per ricominciare.

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