Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 29 Marzo 2026

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Passione secondo Matteo e rinnegamento di Pietro nel Vangelo della Domenica delle Palme: meditazione su fragilità umana, conversione e amore di Cristo che vince tutto.

Il lungo e denso brano della Passione secondo Matteo, che la liturgia ci propone per la Santa Messa della Domenica delle Palme, richiederebbe un approfondimento ampio e articolato, che per ragioni di spazio e di opportunità viene qui affidato alla preghiera personale.

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Matteo presenta la Passione di Gesù con il suo tocco originale, come del resto fa ciascuno degli evangelisti.

Il Gesù di Matteo, nella Passione, appare ieratico, silenzioso, solenne: Egli non subisce gli eventi, ma li governa con fiducia e totale abbandono alla volontà del Padre.

Per aiutare la nostra meditazione, tuttavia, vogliamo soffermarci in modo particolare sull’esperienza di Pietro, il capo degli Apostoli.

Il suo modo di vivere gli eventi culminanti della vita di Gesù, la sua Passione e morte, è profondamente significativo per noi, sia sul piano spirituale sia su quello esistenziale.

Guardando ai suoi movimenti incerti, fino al momento più basso e drammatico del rinnegamento di Pietro, ciascuno di noi può riconoscere sé stesso nelle pieghe della propria esistenza.

Che sia proprio lui, il princeps Apostolorum, il capo dei Dodici, a vivere un’esperienza così drammatica e anche imbarazzante, ci dice anzitutto due cose fondamentali: da un lato, la profonda umanità e storicità della sua figura (nessuno, mosso da intenti celebrativi o agiografici, avrebbe mai descritto la scena del rinnegamento del Maestro, se non fosse vera); dall’altro, la verità, quasi agghiacciante, che non esistono ruoli, uffici o incarichi capaci di proteggerci dal serio rischio di smarrire la strada.

Entriamo allora nel vivo della narrazione.

Gesù, all’inizio del racconto, dopo la cena, annuncia che sarà abbandonato da tutti nell’ora della prova: tutti saranno dispersi.

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Pietro, con il suo entusiasmo persino un po’ spavaldo, afferma che non lo avrebbe mai abbandonato.

Gesù lo prepara fin da subito: “In verità ti dico, questa notte stessa, per tre volte mi rinnegherai”.

Parole che certamente lo avranno ferito, ma che, nella sua sicurezza, egli non sembra prendere sul serio.

Così accade anche a noi: quando ci sentiamo al sicuro, pensiamo di non aver bisogno di nulla e ci percepiamo quasi invincibili.

È proprio in quei momenti che dovremmo custodire l’umiltà e ricordare la nostra fragilità, perché siamo sempre esposti all’errore e alla caduta.

Già nel Getsemani, Gesù prende con sé, più da vicino, Pietro, Giacomo e Giovanni, perché veglino e preghino con Lui.

Eppure si addormentano: segno della loro debolezza e della mancanza di vigilanza.

Si comincia così a intravedere il crollo, fisico e spirituale, nel momento decisivo della prova.

Matteo, parlando di uno dei discepoli che taglia l’orecchio al servo del sommo sacerdote (episodio ricordato anche dagli altri sinottici: Mc 14,47; Lc 22,50), non ne fa il nome; Giovanni, invece, afferma che si trattava proprio di Pietro (Gv 18,10).

Dopo l’entusiasmo iniziale, rapidamente svanito, e dopo la stanchezza e il sonno, Pietro reagisce ora con la violenza.

Gesù è costretto a richiamarlo all’ordine.

Come reagiamo noi di fronte alle sfide della vita?

Ci capita, come Pietro, di lasciarci tentare dalla violenza o da forme di giustizialismo?

È chiaro che non è questa la via che il Signore indica.

Proseguendo nel racconto, vediamo che, quando la situazione si fa difficile, Pietro segue Gesù “da lontano” (Mt 26,59).

Meglio prendere le distanze: la vicenda si complica.

Non accade forse così anche a noi?

Meglio non lasciarsi coinvolgere troppo, essere cristiani sì, ma senza eccessivo impegno.

Quando seguire da vicino diventa faticoso e rischioso, si preferisce arretrare, mantenere una distanza di sicurezza.

Il peggio, però, deve ancora venire.

Accade nella notte, nel cortile del sommo sacerdote.

Pietro è lì, nascosto, anonimo; si scalda e osserva come andranno le cose.

Ma la situazione precipita: viene riconosciuto.

E allora il suo entusiasmo iniziale si dissolve completamente.

Prima finge di non capire, poi nega di conoscere Gesù, infine arriva a imprecare e a giurare.

È una vera escalation: proprio nel momento in cui sarebbe chiamato a testimoniare il suo amore per il Maestro, per ben tre volte lo rinnega, e lo fa pubblicamente.

Questo è un rischio che tutti corriamo.

E tuttavia la personalità di Pietro non si esaurisce nel suo rinnegamento di Pietro.

Egli rientra in sé e ricorda (emnèste) le parole di Gesù; poi esce e piange amaramente.

È un pianto che guarisce, frutto di una sofferenza positiva (cfr. J. Ratzinger, Gesù di Nazareth, Rizzoli, Roma-Milano 2006, p. 111), che nasce dal riconoscimento della propria colpa e diventa l’inizio di una conversione più profonda, di un’adesione più intensa a Cristo.

Solo dopo aver attraversato questa esperienza del limite, dopo aver toccato il fondo, Pietro diventa capace di seguire Cristo in modo nuovo.

San Giovanni Crisostomo scrive: “Per questo motivo Gesù permette al capo degli apostoli di cadere: per renderlo più umile e condurlo a un amore più grande. Infatti, chi è stato più perdonato, ama di più (cfr. Lc 7,47)” (Commento al Vangelo di Matteo, 82, 4).

L’esperienza di Pietro, dunque, è anche la nostra.

Nell’ora della croce, che è l’ora della verità, solo quando, al di là del nostro orgoglio, della nostra fragilità e del nostro peccato, riconosciamo l’amore di Cristo che ci precede, possiamo davvero imparare a seguirlo.

Il vero miracolo, allora, è saper riconoscere questo amore, anche nelle ore più buie della vita, della storia e delle nostre relazioni.

È questo che ci insegna la Passione di Cristo: l’amore vince tutto, persino la morte.

Il Cantico dei Cantici ce lo ricorda con parole indimenticabili: “Forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” (Ct 8,6-7).

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.