Un amore più grande di ogni mio tradimento
Quando muore chi amiamo, quando la morte irrompe più o meno silenziosamente nella nostra vita e la stravolge, anzi la avvolge tutta con il suo mantello pesante e scuro, abbiamo bisogno di un Dio capace di soffrire con noi, esperto della vita tutta intera e in grado di sentire la ferita della morte. Abbiamo bisogno di un Dio che piange. È da quelle lacrime che la vita ricomincia.
Un bacio e un gallo, Giuda e Pietro: due uomini, due fragilità, due tradimenti. Il tradimento è per chi è vicino: i nemici non tradiscono, piuttosto colpiscono, sorprendono, assaltano. Tradisce invece l’amico, l’amante, chi ci è affettivamente vicino.
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Nella stessa notte, a poche ore di distanza l’una dall’altra si consuma l’amicizia, si disperde nei rivoli di un calcolo e di una paura. Giuda era un discepolo, un chiamato, non un infiltrato, non una spia che si era intrufolata, ma uno che con Gesù aveva scommesso la sua vita, che aveva camminato con lui sulla polvere delle strade, che aveva ascoltato le sue parole di tenerezza. E tradisce con un bacio.
Perché proprio un bacio? poteva indicare Gesù con un dito, gridare a voce alta il suo nome, prenderlo per un braccio: ha scelto un bacio, ha scelto un gesto di affetto, di vicinanza. Pietro invece prende le distanze: “Non lo conosco”, mentre Giuda si avvicina, Pietro si allontana. Due uomini, due libertà, due modi diversi di spezzare un legame.[…] Continua a leggere su Avvenire.
