don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 21 marzo 2026

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NESSUNO CI HA MAI PARLATO COME GESU’

Quando il demonio riesce ad ingannarci, preda della superbia, ce ne “torniamo ciascuno a casa propria”, al nostro ego imprigionato nella solitudine, nell’incapacità di aprirci e donarci, per paura di morire nella realtà incontrollabile e ingestibile della storia e dell’altro che ci è accanto.

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Come gli apostoli nel Cenacolo dopo lo scandalo della Croce, che stavano sperimentando la solitudine colma di paura che segue il tradimento e l’apostasia, lo stesso peccato e la stessa angoscia di morte che aveva preso Adamo ed Eva dopo aver accolto la menzogna del demonio e aver tagliato con il Creatore.

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Per abbattere il muro della divisione tra noi e chi è fuori, occorre che ci sia annunciata la stessa Parola che ha tratto l’ordine della creazione dal caos primordiale: la Parola di Gesù.

“Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!”: nessun filosofo o politico, nessuna madre e nessun padre, nessun fidanzato, nessun prete. Le parole di cui abbiamo bisogno non possono cadere da un Cielo troppo lontano, ma nemmeno possono essere così umane come quelle di cui saremmo capaci anche noi.

Devono essere le parole di Gesù, la cui divinità era celata nella debolezza di una carne come la nostra. Lui è la “Parola fatta carne” che “è venuta ad abitare in mezzo a noi”. Le parole di Gesù, proprio perché rivestite della nostra debolezza, potevano far giungere il loro potere sino al fondo del cuore dell’uomo peccatore e trasformarlo.

Per questo, solo coloro che erano considerati “maledetti”, chi era parte del popolo ignorante, potevano ascoltarle ed essere salvati. Maledetti non perché non conoscevano la Legge, ma perché non avevano la forza per osservare tutti i precetti della tradizione; per gli impuri, i pubblicani, le prostitute, i ladri, i pastori, i peccatori, era già troppo il peso di ogni giorno.

La storia li aveva umiliati, e questo, agli occhi dei capi e degli intelligenti, dei falsi religiosi e dei moralisti, era il segno inequivocabile della maledizione divina.

Ma proprio per loro Dio si è fatto maledizione. Come per noi, che sentiamo il peso di qualcosa che ci opprime: i peccati, il passato, qualcosa che ci incatena alla paura, perché nel fondo il demonio ci sta convincendo, interpretando la nostra storia, di essere maledetti, senza speranza.

Ma coraggio, Cristo ha pagato per tutti, espulso e ucciso fuori della città. Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo per te, che ha preso la tua carne perché la maledizione della solitudine e della paura ricadesse sulla sua.

Lui ti è accanto, ora, nella tua vita che sperimenti maledetta perché incostante nel bene, incapace di amare, ipocrita e impaurita. Lui l’ha già presa per farne un prodigio.

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Ma solo la semplicità di chi accetta la propria realtà di bisogno di amore e misericordia, può accogliere il figlio di Giuseppe, il falegname venuto da Nazaret; solo chi è schiacciato nell’angoscia ed è davvero stanco della propria vita e non ha forza – non importa se a 28 anni o 50 o 90 – può abbandonarsi all’unico che si è fatto scandalosamente peccato.

Gesù “viene da Nazaret” per te, e ciò significa dal luogo, nelle situazioni e nei momenti in cui meno te lo aspetti. Oggi, ora, perché è adesso che hai bisogno del suo perdono, prima di ogni altra cosa.

Di sperimentare il suo amore per te, così come sei, perché sei tu così come sei ora, come sei stata sino ad ora, come sarai sino all’ultimo istante.

Il suo amore che ti colma, adesso, di valore, dignità, senso. Il suo amore che non è cose o pensieri, e neppure persone, amici, coniuge, figli e fratelli, o desideri realizzati, ma è la tua vita, ciò che ti costituisce, che dà sostanza al tuo essere, alla tua persona, alla tua vita.

L’amore che, nella sua sovrabbondanza in te, ti conduce ad amare, a donarti, ad uscire dalla tua casa, da te stesso, dalla tomba oscura di paura per servire, dimenticare te stessa e realizzarti amando e spendendoti per gli altri, che + l’unico modo in cui ci possiamo realizzare.

Allora, basta disprezzarti e disprezzare. Gesù è nato nella tua mediocrità, nell’irrilevanza del tuo lavoro, nel grigio della tua debolezza, nella tua malattia, nella tua vita di oggi, precaria e che sembra non avere un futuro perché il presente è grigio, insapore, insufficiente a farti felice.

Lui è vissuto nella tua Nazaret, nella Galilea lontana da Gerusalemme, per dirti che ti è stato accanto nei tuoi compromessi pagani, nella tua vita spesa lontano dal Tempio e dalla sua santità, lontano da Lui.

Lui è venuto per te; si è fatto come te; Lui ama te per farti come Lui. Sì, il Messia viene dalla povertà e dalla maledizione per fare di ogni vita povera che sembra maledetta una benedizione.

Accogliamolo allora, perché ci doni la sapienza crocifissa che sa discernere Gesù nella storia e nelle persone, e abbandonare la paura per entrare nei giorni e nelle relazioni liberi e santi, uniti allo Sposo per donarci con Lui.

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