Alle ore 9 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia, Rev.do Padre Roberto Pasolini, O.F.M. Cap., ha tenuto la seconda Predica di Quaresima “La fraternità. La grazia e la responsabilità della comunione fraterna.”
Tema delle meditazioni quaresimali è il seguente: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura” (2Cor 5,17)La conversione al Vangelo secondo San Francesco.
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Le successive prediche di Quaresima avranno luogo venerdì 20 marzo e venerdì 27 marzo.
La Fraternità Francescana: Luogo di Conversione e Dono di Dio
Fr. Roberto esplora il concetto di fraternità non come un semplice ideale, ma come il luogo concreto della conversione e della crescita cristiana. Ispirandosi a San Francesco d’Assisi, descrive i fratelli come un dono di Dio necessario per trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne attraverso l’accoglienza e il perdono.
Il commento analizza il realismo delle difficoltà relazionali, citando il conflitto tra Caino e Abele per ricordare che la vera comunione nasce dal riconoscere la propria fragilità e violenza interiore. Viene sottolineato che il legame spirituale deve superare quello naturale, trovando il proprio fondamento nell’amore di Cristo e nell’appartenenza a un unico Padre. Infine, la vita fraterna è presentata come un’anticipazione della vita eterna, dove anche le offese e le fatiche diventano strumenti per raggiungere la salvezza e la pace universale.
La predica di fra Roberto Pasolini si concentra sul tema della fraternità, definita non come un semplice accessorio della vita spirituale, ma come il “banco di prova” del battesimo e il luogo principale in cui avviene la conversione. Attraverso l’esperienza di San Francesco e le Scritture, il predicatore articola la sua riflessione in cinque tappe fondamentali.
Ecco i punti salienti della meditazione:
1. La fraternità come dono inatteso
Per San Francesco, i fratelli non furono il risultato di un progetto umano, ma un regalo di Dio. Egli non intendeva fondare un ordine gerarchico, ma una comunità di “frati minori” dove non esistessero rapporti di potere e dove l’amore spirituale superasse quello della carne. La fraternità è descritta come uno spazio in cui Dio lavora l’umanità per trasformare il “cuore di pietra” in un “cuore di carne”.
2. Il realismo del “Cainismo” interiore
Pasolini sottolinea che la fraternità non è una “passeggiata”, come dimostrano le tensioni presenti già nelle prime comunità francescane. Attraverso il racconto di Caino e Abele, viene spiegato che la fraternità è spesso “negata” a causa di un problema di sguardo.
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- La presenza dell’altro: Caino uccide Abele perché la sua semplice esistenza gli ricorda che lui non è tutto.
- Riconoscere la propria ombra: Il predicatore invita a non identificarsi solo con il giusto Abele, ma a riconoscere il “Caino” che è in noi: il risentimento, il silenzio ostinato e l’indifferenza. La vera fraternità nasce da chi ha il coraggio di riconoscere la propria violenza possibile e decide di consegnarla alla misericordia di Dio.
3. Un amore oltre la cordialità
Un passaggio centrale riguarda la Lettera a un Ministro di San Francesco. Davanti a un superiore scoraggiato dai difetti dei frati, Francesco risponde con un’indicazione radicale: non esigere che gli altri siano cristiani migliori.
- Accettare il fratello che crea disagio è considerato “più che stare in un eremo”.
- Le relazioni difficili diventano l’occasione per verificare se la nostra vita spirituale è reale o solo formale.
4. Il fondamento cristologico e la libertà
La fraternità cristiana non si basa sulla simpatia o sull’affinità elettiva, ma su un vincolo di libertà derivante dal fatto che Dio è il Padre comune. Pasolini cita l’esempio di Gesù che indica come suoi fratelli coloro che ascoltano la parola di Dio, rivelando un legame più forte del sangue. Quando la preghiera e i sacramenti diventano routine, anche i legami fraterni si svuotano, lasciando solo una “correttezza formale” priva di sostanza.
5. L’orizzonte escatologico: la fraternità come anticipo di vita eterna
L’ultima parte della predica invita a guardare alla fraternità come al “capolinea del battesimo”.
- Amare i nemici: Citando la Regola non bollata, Pasolini spiega che chi ci infligge sofferenze è paradossalmente un “amico”, poiché attraverso la fatica di amarli noi guadagniamo la vita eterna.
- Responsabilità universale: La fraternità non riguarda solo la Chiesa, ma è un desiderio profondo di tutta l’umanità. Essa diventa possibile solo se l’uomo resta aperto al trascendente, riconoscendo Dio come Padre di tutti, come ricordato anche dal Papa nell’enciclica Fratelli tutti.
In conclusione, la fraternità è presentata come un compito urgente e una responsabilità quotidiana, specialmente in un mondo segnato da guerre e polarizzazioni. La risurrezione di Cristo non elimina la fatica delle relazioni, ma assicura che ogni gesto di amore fraterno non sia inutile, ma appartenga già all’eternità.ergia con Dio, portando speranza e riconoscendo la dignità di ogni persona come creatura di Dio.
