Vangelo del giorno di Mt 5,17-19

Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
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Parola del Signore.
Gesù viene percepito dai suoi concittadini come un anarchico che vuole demolire la Legge.
Dalle famose tavole della Legge consegnate da Dio attraverso Mosè al popolo di Israele, una sorta di manuale di istruzione per essere felici, si era giunti, al tempo di Gesù, a dover conoscere e rispettare 613 mizvoth, norme positive e negative, per potersi mostrare giusti al cospetto di Dio.
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Norme derivanti dalla Legge orale che, erroneamente, i farisei attribuivano a Mosè; sarebbero state l’integrazione alle tavole che Dio aveva suggerito a voce al profeta…
Sappiamo, invece, che quelle norme si erano aggiunte lungo i secoli per declinare nel concreto le tavole della Legge, entrando nei dettagli, a volte anche in maniera assurda, come il calcolo preciso dei passi da compiere per non violare il precetto sabbatico, ad esempio.
E sono proprio queste aggiunte, figlie della tradizione, cioè dell’abitudine, che Gesù contesta, smascherandone la pretesa origine divina.
E poiché spesso e volentieri contestava la Legge orale, facendone vedere i limiti, le contraddizioni, i paradossi, ecco che veniva accusato di essere un ribelle, di voler contestare la Legge.
Ma Gesù non cade nella trappola e reagisce: non si ribella alla Legge, anzi: non è venuto a cambiare uno solo dei precetti derivanti da Dio, ma il pastrocchio che alcuni devoti avevano fatto.
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Gesù, insomma, il Maestro è venuto a riportare alla sua origine la Legge divina, non certo a demolirla.
È lui il vero interprete, l’autentico osservante della norma che Dio ha donato perché l’umano sia felice.
A volte succede, e succede, che anche fra noi cristiani si faccia confusione, mettendo sullo stesso piano il progetto di Dio, il suo comandamento (quello nuovo: amarci dell’amore con cui siamo amati) con le regole, sensate, per tradurre nel concreto la vita nuova del Vangelo.
E, a volte, appellandosi alla tradizione, quella buona da rispettare, con le abitudini e le sensibilità, che devono trovare il loro posto ma senza essere prese per legge divina.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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