IL MISTERO RANNICCHIATO SULLA SOGLIA DELLA NOSTRA CASA
La sinagoga è incantata
davanti al sogno
di un mondo nuovo
che Gesù ha evocato.
Poi, quasi senza spiegazione,
lo conducono
sul ciglio del monte
per gettarlo giù.
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Nazaret passa di colpo
dalla fierezza,
dalla festa per questo figlio
che torna circondato di fama,
potente in parole ed opere,
ad una sorta di furore omicida.
Dalla meraviglia alla furia.
L’entusiasmo passa in fretta,
i compaesani hanno già
catalogato Gesù:
non è costui il figlio
di Giuseppe?
Che un profeta
sia un uomo straordinario,
siamo pronti ad accettarlo.
Ma che la profezia sia
nella casa del falegname,
in uno che non è
neanche sacerdote o scriba,
che ha le mani segnate
dalla fatica come me,
che ha più o meno
i problemi che ho io,
con quella famiglia
così così,
ci pare impossibile.
L’hanno chiuso
nei loro preconcetti e,
con l’abitudine,
hanno spento il mistero
e la sorpresa, così l’altro,
invece di essere
una finestra di cielo,
una benedizione
che cammina,
è solo il figlio di Giuseppe,
o il falegname, l’idraulico,
il postino, la maestra…
Dico di conoscerlo,
ma cosa so io,
del mistero
di quella persona?
C’è profezia
nel quotidiano,
profezia di casa mia,
ma come tutta Nazaret
non riesco a vederla.
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Perché la folla passa
rapidamente
dall’entusiasmo all’odio?
Difficile dirlo,
ma la storia biblica insegna che
la persecuzione rivela
sempre l’autenticità
del profeta.
Essi non cercano Dio,
ma un taumaturgo
che intervenga
nei loro naufragi,
uno che dirotti la forza di Dio
fra i vicoli del loro paese.
Ma questo non è il Dio
dei profeti.
Infatti Gesù risponde
parlando di un Dio padre
anche delle vedove di Sidone
e dei lebbrosi di Siria.
“Non farò miracoli qui”,
dice Gesù.
Li ho fatti a Cafarnao,
li ho fatti a Sarepta e
nel corpo del lebbroso.
Il mondo è pieno di miracoli,
eppure non bastano,
perché voi li preferite
alla Parola di Dio.
Gesù sa che con il pane
e i miracoli
non si liberano le persone,
piuttosto ci si impossessa
di loro,
e Dio non si impossessa,
Dio non invade.
Quando lo condussero sul monte
per gettarlo giù,
improvvisamente si verifica
uno strappo nel racconto,
un buco bianco, un “ma”.
Ma Gesù
passando in mezzo a loro
si mise in cammino.
Un finale a sorpresa:
non fugge,
passa in mezzo
aprendosi un solco
come di seminatore,
mostrando che
si può ostacolare la profezia,
ma non bloccarla.
«Non puoi fermare il vento,
gli fai solo perdere tempo»
(F. De Andrè).
Bellissimo Spirito
che accende il suo roveto
all’angolo di ogni strada,
che disperde la Parola
nelle sillabe di ogni volto.
Non sprechiamo i nostri profeti!
Anche la nostra Chiesa
e il nostro Paese
traboccano di mistici,
profeti, sognatori coraggiosi.
A mancare sono
solo gli ascoltatori;
noi, che fatichiamo
a vedere l’infinito
all’angolo della strada,
il mistero rannicchiato
sulla soglia della nostra casa.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
