Commento alle letture della liturgia del 9 Marzo 2026

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Tempo di Quaresima III, Colore Viola – Lezionario: Ciclo A | Anno II, Salterio: sett. 3

La grazia che sorprende

La Parola di oggi ci invita a riconoscere un tratto fondamentale dell’agire di Dio: la sua grazia supera i confini che noi tracciamo. Non appartiene a pochi, ma è dono per chi sa accoglierla con umiltà.

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2Re 5,1-15a

C’erano molti lebbrosi in Israele, ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro (Cf. Lc 4,27).
Dal secondo libro dei Re

In quei giorni Naamàn, comandante dell’esercito del re di Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramèi. Ma quest’uomo prode era lebbroso.
Ora bande aramèe avevano condotto via prigioniera dalla terra d’Israele una ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn. Lei disse alla padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che è a Samarìa, certo lo libererebbe dalla sua lebbra». Naamàn andò a riferire al suo signore: «La ragazza che proviene dalla terra d’Israele ha detto così e così». Il re di Aram gli disse: «Va’ pure, io stesso invierò una lettera al re d’Israele».
Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro e dieci mute di abiti. Portò la lettera al re d’Israele, nella quale si diceva: «Orbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra». Letta la lettera, il re d’Israele si stracciò le vesti dicendo: «Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra? Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me».
Quando Elisèo, uomo di Dio, seppe che il re d’Israele si era stracciato le vesti, mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti? Quell’uomo venga da me e saprà che c’è un profeta in Israele». Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Elisèo. Elisèo gli mandò un messaggero per dirgli: «Va’, bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato».
Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: “Certo, verrà fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra”. Forse l’Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco, non sono migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?». Si voltò e se ne partì adirato.
Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una gran cosa, non l’avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha detto: “Bàgnati e sarai purificato”». Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell’uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato.
Tornò con tutto il seguito dall’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele».

Parola di Dio.

Dai Sal 41-42 (42-43)

R. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente.

Come la cerva anèla
ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anèla
a te, o Dio. R.
 
L’anima mia ha sete di Dio,
del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
il volto di Dio? R.
 
Manda la tua luce e la tua verità:
siano esse a guidarmi,
mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. R.
 
Verrò all’altare di Dio,
a Dio, mia gioiosa esultanza.
A te canterò sulla cetra,
Dio, Dio mio. R.

Vangelo del giorno di Lc 4,24-30

Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore.

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Nel secondo libro dei Re incontriamo Naaman, comandante dell’esercito di Aram. È un uomo potente, rispettato, ma segnato dalla lebbra. La sua guarigione inizia in modo inatteso: attraverso la parola di una giovane schiava israelita che parla del profeta Eliseo.

Naaman arriva con aspettative grandiose. Immagina gesti solenni, parole spettacolari. Invece il profeta gli chiede qualcosa di semplice: lavarsi sette volte nel Giordano. All’inizio si irrita. Gli sembra troppo banale per essere efficace. Solo quando accetta di abbassarsi e di fidarsi, avviene il miracolo.

La sua carne ritorna come quella di un bambino, e con la guarigione nasce anche la fede: «Ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele». La grazia ha trovato spazio in un cuore che ha imparato l’umiltà.

I Salmi 41 e 42 esprimono un desiderio profondo: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio». È la sete dell’uomo che cerca il Signore anche quando attraversa la prova e la distanza.

Nel Vangelo secondo Vangelo secondo Luca, Gesù ricorda proprio la storia di Naaman nella sinagoga di Nazaret. Le sue parole sono provocatorie: al tempo del profeta Eliseo c’erano molti lebbrosi in Israele, ma fu guarito solo Naaman, lo straniero.

Queste parole feriscono l’orgoglio dei suoi ascoltatori. Non accettano che la grazia di Dio non sia privilegio esclusivo. L’annuncio che dovrebbe aprire il cuore suscita invece rifiuto e rabbia.

Così Gesù sperimenta ciò che accade spesso nella storia della salvezza: chi pensa di conoscere Dio rischia di chiudersi, mentre chi si sente lontano può accoglierlo con sorpresa.

Naaman si è lasciato cambiare da un gesto semplice. Gli abitanti di Nazaret, invece, rifiutano il dono che hanno davanti.

La grazia di Dio non segue le nostre attese. Chiede solo un cuore disponibile.

🌿 Commento finale

La Parola di oggi ci invita all’umiltà e alla fiducia. Dio opera anche dove non ce lo aspettiamo. E la sua grazia raggiunge chi è disposto ad accoglierla con semplicità.