don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 3 marzo 2026

- Pubblicità -

L’INTIMITÀ CON CRISTO NELLA CHIESA È IL GREMBO DELLA VITA OFFERTA A SERVIZIO DELLA SALVEZZA DI OGNI UOMO

Viviamo dissipati tra mille impegni pur di sfuggire dalla verità che si svela nell’intimità con Cristo, prima, e poi con marito e moglie, con i figli, con i fratelli.

Come dice Sant’Agostino: “Ogni uomo è ‘fugitivus cordis sui’, si allontana dal suo proprio cuore”. Siamo come Esaù, “uomo della campagna”, che cacciava per suo padre ma viveva lontano da lui, sino a perdere la primogenitura.

- Pubblicità -

Guarda il video commento

Giacobbe, invece, l'”uomo tranquillo e semplice, che viveva nelle tende”, pur essendo un furbastro, è immagine del cristiano che la Quaresima ci chiama a diventare. Aveva capito l’importanza dell’intimità con il padre, e per questo ha avuto in eredità benedizione e primogenitura. Ohel, la tenda dove dimorava, è anche sinonimo di una Beth Midrash, la sala di studio della Torah.

Non a caso in ebraico “filatterio” significa “luogo in cui si conserva”; erano delle custodie cubiche di cuoio contenenti piccoli rotoli di pergamena su cui erano scritti alcuni passi della Torah. Fissati con cinghie alla parte superiore del braccio e alla fronte, costituivano una sorta di piccola Beth Midrash che accompagnava i rabbini durante le loro giornate. Erano il segno dello studio e dell’intimità con la Parola che avrebbe dovuto illuminare ogni loro passo.

Una parte dei farisei e degli scribi, invece, ne avevano fatto il tabernacolo della loro ipocrisia: dal servizio alla Parola alla Parola assunta a proprio servizio. Li “allargavano” davanti alla gente per non dilatare il cuore nell’intimità con Dio; così “pulivano l’esterno” della coppa, lasciando imputridire l'”interno”. Ogni pratica religiosa era ostentata “per essere ammirati dagli uomini”, dai quali bramavano i saluti per sentirsi importanti.

Avevano ridotto le cose sante a merce esposta nelle vetrine monobrand del proprio ego, impegnati a scalare “i primi posti” nelle vendite, sino ad usurpare la “Cattedra di Mosè”. Per fare presente Mosè e la sua autorità, nelle sinagoghe era lasciata una sedia vuota. L’avrebbe occupata il profeta annunziato da Mosè. Raggiunta questa, i farisei e gli scribi a cui si rivolgeva il Signore avrebbero arpionato l’autorità suprema che legittimava ogni altra autorità sul Popolo.

Esattamente come accade a noi, pronti ad azzannare ogni Grazia, a convertire tutto in legge, a usare tutto e tutti per soddisfare desideri, concupiscenze, bisogni ed esigenze. Quante preghiere ostentate, quanta affettata umiltà, disponibilità, mitezza per carpire benevolenza, stima, prestigio. “Seduti sulla cattedra di Mosè” pretendiamo di dare disposizioni a destra e a manca, da come si prepara un caffè a come gestire i conti dell’Italia.

Non cerchi forse il tuo “posto d’onore”, il primo ovviamente, nel cuore dei figli, dei genitori, della fidanzata? Anche le parvenze d’umiltà sono spesso simulacri dell’orgoglio che ci divora. Ma il Signore ci chiama oggi nella sua tenda, nella Beth Midrash della sua intimità. E lì, ad inginocchiarci ai piedi dell’unico Maestro, per ascoltare e imparare a vivere dell’unica cosa di cui abbiamo bisogno: la sua Parola di misericordia.

Sito web di don Antonello | Pagina Facebook

Altri Articoli
Related

p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 26 aprile 2026

Al centro del capitolo 10 di Giovanni è presentata...

don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 26 Aprile 2026

Io sono la porta delle pecore.Dal Vangelo secondo Giovanni. In...

S.E.R. Mons. Andrea Turazzi – Commento al Vangelo di domenica 26 aprile 2026

S.E.R. Mons. Andrea Turazzi Vescovo di San Marino -...

p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di sabato 25 aprile 2026

PENSARE IN GRANDE Mc 16,15-20 Con l'ascensione iniziala nostalgia del cielo.Di...