Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Febbraio 2026

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Vangelo del giorno di Mt 5,43-48

Siate perfetti come il Padre vostro celeste.
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

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Parola del Signore.

Cioè, alla fine della fiera, in cosa si distingue, se si distingue, un cristiano? Qual è, se esiste, la differenza cristiana rispetto a una persona integra, corretta, compassionevole, che non ha bisogno di credere in Dio per amare e aiutare gli altri? Gesù esplicita le Beatitudini, le rende comprensibili, entra nel dettaglio, ci spiazza.

Insomma, dice, se amiamo quelli che ci amano, se salutiamo quelli che ci stanno simpatici, se imprestiamo soldi a coloro da cui certamente li avremo indietro, cosa facciamo di così straordinario? Quanto ha ragione! Quanto mi rodono e mi inquietano queste parole! Quanto mi danno fastidio!

Il rischio di ridurre il cristianesimo e il discepolato a sana (e innocua) pratica spirituale, fatta più di buon senso che di profezia è sempre davanti a noi. Preghiamo per quelli che non hanno lavoro e non mi impegno a umanizzare le regole del mercato. Sospiriamo invocando il dono della pace nel mondo ma non parlo col mio vicino da mesi.

Guardiamo con disprezzo il ragazzo sballato che incrociamo per strada ma non mi chiedo la ragione del suo essersi smarrito. No, Dio, il Dio di Gesù, non fa così, non è così. Ama di un amore adulto, consapevole, responsabile.

Ama senza sostituirsi, incoraggia e invita a rialzarsi, ci considera capaci di amare, di cambiarlo questo mondo che va alla deriva, a partire da piccoli passi possibili che possiamo costruire anche oggi. Ci mette le puntine sulla sedia, Gesù, in modo da non accomodarci troppo, in modo da percepire la santa inquietudine di chi sente che può amare di più, scoprendosi amato.

La perfezione del Padre da imitare non è una asettica e orribile religiosità perfettina e giudicante, tutta pronta a far vedere le proprie qualità in assoluta umiltà. Ma è un fuoco divorante che non si da pace, che diventa creativo, che ama senza condizioni.

Luca, riprendendo Matteo, lo dirà in maniera diversa: siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro. Perché la perfezione di Dio consiste nel suo modo di amare in cui la nostra miseria incontra il suo cuore.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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