La Trasfigurazione e la Potenza della Croce
Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.
Il commento del Cardinale Comastri per la seconda domenica di Quaresima invita i fedeli a superare la logica umana del potere e dell’orgoglio per abbracciare l’umiltà di Cristo.
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Attraverso il racconto della Trasfigurazione, l’autore spiega come Gesù abbia mostrato la sua gloria divina per rassicurare gli apostoli che il sacrificio della croce non è una sconfitta, ma l’esplosione dell’amore salvifico.
Il testo sottolinea che la vera forza risiede nella bontà e nel servizio, citando esempi di santi che hanno trasformato il mondo scegliendo la via della carità. Seguire questo percorso permette di diventare creature nuove, capaci di riflettere la luce di Dio nonostante le insidie del male. In definitiva, l’esortazione è quella di vivere con fede, pronti a riempire la propria vita di opere d’amore in vista dell’eternità.
Trascrizione del video
Sia lodato Gesù Cristo.
Seconda domenica di Quaresima: apriamoci sempre di più all’amore di Cristo per diventare veramente creature nuove. Domenica scorsa abbiamo rivisitato il racconto delle tentazioni e ci siamo soffermati sulla terza tentazione perché è la più subdola, la più insidiosa, la più ripugnante. Satana dice a Gesù: “Prendi atto che nel mondo degli uomini, così come oggi, vince l’orgoglio, vince l’arroganza, vince la prepotenza, vince cioè la mia scelta; inginocchiati allora davanti a me e riconosci che l’orgoglio vince”.
Gesù risponde sdegnosamente ricordando che Dio resta e resterà sempre Dio, e nessuno potrà mai mettersi al di sopra di Dio; e chi si mette contro Dio, prima o poi, sprofonda nell’inferno dell’infelicità, come hai fatto tu, Satana. La risposta di Gesù è chiara e non è un’opinione, ma è una certezza che viene da Dio. Però, lo dobbiamo dire: non è facile per noi, gente di poca fede, credere fino in fondo nelle parole di Gesù e, soprattutto, non è facile far nostra la scelta di Gesù, cioè la scelta dell’umiltà.
Anche gli apostoli provarono questa difficoltà e, in particolare, la provò Pietro. Pietro temeva che la bontà, in questo mondo, fosse perdente, che la bontà mettesse in difficoltà le persone; temeva che gli umili finissero schiacciati, temeva che i misericordiosi venissero considerati ingenui e che perdonare fosse una debolezza. Infatti, quando Gesù annunciò per la prima volta che a Gerusalemme sarebbe stato catturato, condannato e crocifisso, Pietro ebbe una violenta reazione e disse a Gesù: “No, no, assolutamente questo non ti accadrà mai!”.
Pietro non se ne rendeva pienamente conto ma, dicendo così, si metteva contro Dio e Gesù prontamente, senza mezzi termini, lo rimproverò e gli disse: “Cammina dietro a me e non pretendere di metterti al di sopra di Dio, perché questa è la scelta di Satana, l’orgoglioso. Non ripetere la sua scelta, Pietro: sii umile, fidati di Dio e non pretendere di capire più di Dio”. Pietro, per grazia di Dio, abbassò la testa, ma un po’ di dubbio gli rimase ancora.
Passarono appena sei giorni da questo drammatico dialogo e Gesù portò con sé Pietro, Giacomo e Giovanni sul Monte Tabor e si trasfigurò, cioè fece vedere agli apostoli lo splendore della sua divinità. Dovette essere uno spettacolo affascinante, esaltante, un’anticipazione del paradiso, al punto tale che Pietro esclamò: “Non muoviamoci più da qui! Facciamo tre tende: per voi Gesù, Mosè ed Elia; a noi basta contemplare questa bellezza, questo splendore di Dio”.
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Evidentemente non era possibile fermare la storia; la storia umana deve fare il suo corso. Però Gesù donò agli apostoli, e quindi anche a noi, una certezza consolante: la certezza che la bontà di Dio non è una debolezza, l’umiltà di Dio non è un rischio di sconfitta; la crocifissione non è la vittoria della cattiveria umana, ma è il momento in cui l’amore di Dio esplode dentro l’iniquità umana e comincia la riscossa, comincia la salvezza, comincia a nascere la nuova vita.
E infatti, dalla potenza della Croce nasce la trasformazione di Pietro che, in seguito, non ebbe paura neppure di Nerone, perché era sicuro che i prepotenti possono comandare fin sulla soglia della morte, ma al di là comanda Dio. Dalla potenza della Croce nasce la conversione di Paolo, un capovolgimento che ancora oggi stupisce; nasce il coraggio di milioni e milioni di martiri, lo slancio di migliaia e migliaia di missionari, la dedizione eroica ai poveri e agli ammalati di tante suore e di tanti consacrati. Anche oggi, dalla potenza della Croce nasce il miracolo di San Francesco d’Assisi, che rifiutò di passare alla storia come il figlio di un ricco mercante per diventare un “poverello”, figlio del Padre che è nei cieli, ed è ciò che conta. Dalla potenza della Croce nasce la carità travolgente di San Vincenzo de Paoli, la meravigliosa avventura di Padre Damiano de Veuster, l’apostolo dei lebbrosi, e l’eroismo di Giovanni Paolo II.
La trasfigurazione del mondo è iniziata e continua; apriamoci anche noi sempre di più all’amore di Cristo per diventare creature nuove nelle quali splende la bontà di Dio. Non dimentichiamo la raccomandazione continua di Madre Teresa di Calcutta che diceva: “Nell’ultimo viaggio per l’eternità porteremo con noi soltanto la valigia della carità; riempiamola finché siamo in tempo e cerchiamo, attraverso la fede, di essere un vetro pulito che lascia passare la luce della bontà e della gioia di Dio”, come è accaduto ai santi e accade ai santi anche oggi. Buona domenica, sia lodato Gesù Cristo.
