Ti sei mai chiesto perché oggi, sui social o nei telegiornali, si parli tanto di “prove di responsabilità sociale”? Per esempio quando una grande azienda viene criticata perché ha fatto un enorme evento senza considerare l’impatto ambientale e la fiducia della comunità?
Quel senso di colpa, quel dover “rimediare” con una dichiarazione pubblica, è un po’ come quello di Ninive: sanno di aver sbagliato, si guardano allo specchio, provano vergogna, e cercano di fare qualcosa di concreto per cambiare.
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Nel Vangelo Gesù dice: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno…» ma poi rivela che il vero segno è la conversione del cuore, come quella di Ninive. La conversione non è una frase iconica o una massima dal sapore saggio, ma è saper scegliere di fare le cose in modo diverso, con rispetto, cura, verità.
Pensa alla lentezza e all’odore di una pentola di lenticchie lasciata sul fuoco: quando la dimentichi, brucia; quando la curi, diventa cibo per tutti. Nella cultura di Gesù, il cibo era relazione, fiducia e nutrimento condiviso.
La Quaresima ci invita proprio a questo: non più colpevole perfezionismo, ma conversione autentica del cuore, come un cuoco che si prende cura di preparare cibo buono per gli altri.
Origene diceva: «La vera conversione trasforma l’interno, non solo l’apparenza». Quando cambiamo per davvero, il nostro aspetto fisico cambia, e non grazie all’intervento della chirurgia estetica! E cambiano anche le nostre relazioni, che diventano più profonde e vere, e non più solo di facciata.
E le tue relazioni come sono? Cosa potresti cambiare nel rapporto con gli altri?
don Domenico Bruno
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