Gesù chiama a sé Matteo, il pubblicano. È una scena che svela il cuore di Dio molto più di mille discorsi teologici. Matteo non è un uomo raccomandabile: corrotto, sfruttatore, disprezzato. Eppure è proprio lì, in quella zona oscura della sua vita, che lo sguardo di Gesù si ferma. Non per giudicare, ma per far nascere qualcosa di nuovo.
Gesù non si ferma al passato di Matteo, né alla sua fama, né ai mormorii della gente. A Lui non interessa chi siamo, ma chi possiamo diventare sotto la potenza trasformante del suo amore. Il Vangelo ci mette davanti a questo scandalo: Dio non sopporta le etichette che ci incolliamo addosso, non accetta che ci condanniamo da soli alla mediocrità o al peccato.
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Lui vede possibilità dove noi vediamo fallimenti.
Matteo si alza e cambia vita non perché era bravo, ma perché si è sentito guardato e scelto. La conversione comincia così: da uno sguardo che ti raggiunge nel punto sbagliato della tua esistenza e ti dice “Seguimi”.
La verità è semplice e radicale:
Se non capiamo la misericordia di Dio, non abbiamo capito nulla della nostra fede.
La misericordia è il criterio ultimo del cristianesimo, la lente con cui Dio legge la nostra storia, il motore che può trasformare il cuore più indurito.
Oggi questo Vangelo ci provoca:
Tutti possiamo convertirci all’amore.
Tutti possiamo ricominciare.
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Tutti possiamo alzarci dal nostro “banco delle tasse”, qualunque esso sia, se rispondiamo alla sua voce e lo seguiamo sul serio.
Il Signore non ha ancora detto l’ultima parola su nessuno di noi. Sta aspettando solo il nostro “sì”.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
