La vita e la morte davanti a te
Spesso si parla di “giustizia immanente”, cioè di una giustizia che non ha bisogno di tribunale di giudizio, di esecutori per essere esercitata. La giustizia biblica è immanente e non retribuisce il bene e il male. La prima lettura tratta dal Deuteronomio con le altre sono testi che difendono la libertà dell’uomo e dimostrano che per la Sacra Scrittura non esiste un destino, cioè non c’è destinazione al male e alla disgrazia in maniera inevitabile: ciascuno può scegliere tra l’acqua e il fuoco, la vita o la morte, qualunque siano le istanze che pesano (condizionandoci con l’ereditarietà, l’educazione, la cultura e le diverse pressioni) sulle nostre libertà.
I Comandamenti. Tutto questo ci invita a riflettere sulla natura della legge, dei comandamenti. Facilmente diciamo che sono “la volontà di Dio” e facilmente consideriamo questa volontà come arbitraria: Dio è maestro e decide ciò che l’uomo deve fare e avrebbe potuto decidere diversamente. È come dire “è piaciuto a Dio”. È sbagliato parlare così, perché la legge è luce per l’uomo e ciò che lo guida. A noi scegliere la vita. La legge è creatrice: ci dice quali sono le condizioni che possono costruirci. Designare per noi i tratti dell’immagine di Dio. Quando la legge prende la forma di interdetto ci indica semplicemente le condizioni mortali. “Tu non mangerai i frutti dell’albero” e dello stesso tipo “non metterai le dita nella presa della corrente” o “non ti getterai dal quinto piano”. La legge ci descrive il modo di impegnare la vita umana. Dice le esigenze della vita.
La legge negativa. A parte i comandamenti che chiedono di amare, tutti i precetti sono negativi (terza lettura). Amare è vago. La legge ci dice soltanto a partire da quello che noi sappiamo dell’amore. Come amare? La legge non lo dice, dipende dalla nostra libertà. L’amore inventa le proprie condotte. “Ama e fai quel che vuoi” dice Sant’Agostino. Sono i maestri spirituali che, seguendo i dottori della legge e i farisei, hanno creduto di dover prescrivere come amare ed hanno limitato le libertà aumentando le prescrizioni. La legge designa un cammino di libertà perché delimita la strada fuori della quale la nostra libertà non è più possibile.
Al di là della legge. Chi non si preoccupa di mettersi in regola con i testi della legge è come un conduttore che non si interessa delle righe bianche e perde di vista la meta del suo viaggio. Per raggiungere lo scopo, vivere e vivere in pienezza (cioè riuscire ad amare) deve rispettare le linee bianche.
Il testo del vangelo ci pone il problema del nostro profondo desiderio. Come se ci chiedesse: “Dove va il tuo cuore?”. Superare la legge non consiste nell’aggiungere prescrizioni più minuziose a quelle della legge, ma andare al senso della legge che è la vita. Le legge stessa non può far vivere perché essa indica i limiti della vita. San Paolo stesso dice che il compito della legge è fare spazio alla via della vita secondo lo Spirito. Lo Spirito non è la legge, è l’ispirazione, l’invito, il metterci in moto. Il resto, al di fuori della legge è il fuori strada, la “geenna”. “Metto davanti a te la vita e la morte: scegli la vita per vivere”. L’osservanza della legge non è una sanzione, è una conseguenza. Fortunatamente c’è la giustizia di Dio che supera questa giustizia immanente, si realizza una giustizia giustificante, non una giustizia giustiziera.
