Troviamo in questo Vangelo un’umanità in cammino verso Gesù, carica di sofferenze ma animata da una speranza tenace. La folla accorre, porta i malati, desidera solo toccare il lembo del suo mantello: un gesto semplice, quasi timido, ma pieno di Fede.
In quel tocco si concentra il grido silenzioso di chi cerca salvezza non solo nel corpo, ma anche nel cuore. Gesù non respinge nessuno: non chiede titoli, non pretende parole solenni, ma si lascia toccare. In questo lasciarsi avvicinare sta la rivelazione di un Dio che non resta distante, ma si lascia ferire dal dolore umano.
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Toccare il mantello di Cristo significa credere che la salvezza non è lontana, ma passa attraverso gesti quotidiani: una parola buona, un perdono donato, una mano tesa. La Fede autentica non è spettacolare, è fiducia che si esprime nel movimento del cuore verso Dio.
Oggi come allora, Gesù continua a passare nei “villaggi e città” del nostro tempo: nelle case, negli ospedali, nei luoghi di fatica e solitudine. E continua a guarire quanti hanno il coraggio di riconoscerlo e di affidarsi a Lui, anche solo con un tocco, un respiro, un’invocazione.
Per Riflettere
Questo brano ci invita a domandarci: porto anch’io a Lui le mie fragilità, o le nascondo dietro l’indifferenza? Ho ancora il desiderio di “toccare” Cristo, di lasciarmi toccare dalla sua misericordia? La Fede vera nasce quando smettiamo di difenderci e permettiamo al Signore di entrare nelle nostre ferite per trasformarle in grazia.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
