La luce è fatta per illuminare
Gesù parte da una riflessione di buon senso: Una città si vede, la luce è fatta per illuminare, il sale per dar sapore agli alimenti. In tutta logica il credente lascia trasparire la sua fede. Gesù invita coloro che credono a vegliare sulla qualità della propria vita interiore da lasciarla trasparire naturalmente.
Gesù non vuole che si metta in luce con ostentazione e approva la vera umiltà, contraria alla falsa umiltà e all’orgoglio. Gesù chiede di lasciar trasparire con coraggio ciò che uno è interiormente nella verità. Gesù non teme a definirsi “Luce del mondo” perché è la stretta verità. Incoraggia i discepoli a prendere coscienza della luce che li abita per metterla a disposizione di coloro che cercano un po’ di luce per uscire dalle tenebre della loro esistenza.
L’apostolo Paolo parla di esperienza, Lui, campione dell’annuncio della Parola di Dio. Ha compreso l’originalità di questa proclamazione. Non ha niente a vedere con un metodo di marketing per ottenere il massimo dei risultati o con un contenuto anestetizzante la libertà degli uditori. Rifiuta di ricorrere a tutte queste tecniche. Preferisce la lealtà, l’autenticità al rischio di apparire a debole e timorato.
Paolo è convinto che la forza del suo messaggio cristiano dipende dal suo contenuto: il Cristo venuto nella carne, rigettato, condannato e crocifisso ma da Dio risuscitato. Un messaggio che richiama la follia ma in realtà tocca il cuore di coloro che camminano sotto il peso della loro esistenza, riesce a convincere coloro che cercano una certezza superiore ai conformismi del mondo e trasmette il coraggio di affrontare la realtà col Soffio dell’Alto. Dio manifesta la potenza della resurrezione liberando dagli ostacoli e facendo rivivere ciò che sembrava definitivamente morto.
Lasciamoci sorprendere e convincere da questo paradosso del messaggio ristiano. La relazione di fiducia e di amore con la persona di Cristo occupa il posto centrale nella nostra evangelizzazione? Le nostre pedagogie di evangelizzazione applicano il metodo del Signore Gesù quando ha voluto rivelare fino a che punto Dio ha amato gli uomini ed è appassionato della loro felicità?
Il testo di Isaia della prima lettura ci precisa chi è veramente fedele a Dio. Colui che lotta con determinazione contro tutto ciò che opprime l’uomo e si lancia nelle azioni di condivisione e della giustizia capaci di aiutare i più poveri. Parlando del sabato che piace a Dio trasforma radicalmente lo spirito religioso. Mette al primo piano ciò che ricostruisce le relazioni umane col prossimo e con Dio.. Gesù ha parlato come questo profeta e ricorda che noi saremo giudicati dall’aiuto che daremo ai nostri simili.
Non finiremo mai con questo cambiamento di valori.
Ciascuno di noi un giorno a l’altro sentirà che i nostri valori sono sorpassati e ci colpiranno critiche pericolose su ciò che ritenevamo centrali nelle pratica religiosa. E’ facile resistere allo Spirito del Signore. Dobbiamo riconoscerlo. Ogni generazione cristiana e ogni individuo deve porsi la questione della propria autenticità e rispondere onestamente.
