Questo brano di Marco intreccia due miracoli (la guarigione dell’emorroissa e la risurrezione della figlia di Giàiro) in un racconto unico sulla Fede che salva e restituisce vita.
Entrambe le figure, la donna e Giàiro, si avvicinano a Gesù mossi da una fiducia disperata, che supera la paura e il giudizio sociale: la donna, impura secondo la Legge, osa toccare il mantello del Maestro; Giàiro, capo della sinagoga, si prostra ai suoi piedi.
In entrambi i casi la Fede diventa gesto concreto, atto di affidamento totale. Gesù accoglie quella Fede silenziosa e vulnerabile: “Figlia, la tua Fede ti ha salvata”, dice alla donna, restituendole non solo la salute, ma anche la dignità e la comunione perdute. E a Giàiro, davanti all’annuncio della morte, ripete: “Non temere, soltanto abbi Fede”.
Le sue parole rivelano che la Fede autentica è fiducia che attraversa la notte del dolore e della perdita. Nel gesto di prendere la mano della bambina e dirle “Talità kum”, Gesù manifesta la bellezza di Dio, che chiama alla vita ciò che sembrava perduto. Il racconto culmina nel chiedere di dare da mangiare alla bimba, segno semplice del totale ritorno alla sua umanità.
Per Riflettere
Talità kum è l’invito che Gesù vuole dare a ciascuno di noi: alzati e cammina, la vita non è perduta. La Fede non elimina le sofferenze, ma ogni “morte” può essere superata se ci lasciamo prendere per mano.
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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
