A volte Gesù entra nella vita delle persone passando attraverso ciò che fa più male: una malattia che dura da anni, una figlia che sembra perduta, una paura che paralizza. Non arriva quando tutto è a posto, ma proprio mentre tutto sembra fuori controllo.
Gesù entra così anche nella nostra vita: non forzando la porta, ma lasciandosi incontrare nel caos, nella folla, nelle urgenze quotidiane. A volte noi possiamo avvicinarci a lui con una richiesta timida, come quella della donna che tocca il suo mantello senza farsi notare. Altre volte attraverso un grido diretto, come quello di Giàiro che non ha più nulla da perdere. Modi diversi, stesso desiderio: affidarsi.
E noi come lo lasciamo entrare? Spesso vorremmo prima sistemare tutto, guarire da soli, presentarci “a posto”. Ma il Vangelo ci dice che basta un gesto di fiducia, anche imperfetto. Basta non smettere di cercarlo, anche quando ci dicono: “È inutile, non disturbare”.
Gesù entra quando gli diamo spazio, quando scegliamo di non chiuderci nella rassegnazione, quando continuiamo a credere che la vita può rialzarsi. E ci prende per mano, come fa con quella bambina, e ci dice parole semplici e potentissime: “Alzati”. È così che ricomincia la vita. Questa è la parola che oggi Gesù ci rivolge: Alzati.
