È evidente che quando Gesù passa nella vita di una persona accade qualcosa che supera ogni logica: avviene un cambiamento e quella persona smette di essere la stessa.
Lo vediamo con il vecchio Simeone e la profetessa Anna che, nel vedere il bambino Gesù nel tempio, iniziano a lodare Dio per il suo amore, la sua vicinanza e le sue meraviglie. Tuttavia, il Vangelo di oggi inizia e finisce sottolineando la normalità della vita familiare di Gesù. In primo luogo, Gesù viene portato dai suoi genitori al tempio per adempiere alla tradizione imposta dalla Legge di Mosè.
E quando finiscono di compiere la tradizione, tornano tranquillamente a casa, in Galilea, a Nazaret, per proseguire con la loro vita normale e comune di ogni giorno. E ci viene detto che il bambino “cresceva e si fortificava” come ogni altro bambino. È qui che risiede uno dei misteri della nostra fede: Dio è un Dio che si fa uomo in un bambino e conduce una vita normale e comune, ma, nonostante la sua normalità, produce qualcosa di straordinario in chiunque lo incontri.
Noi non viviamo fuori dal mondo, ma viviamo nel mondo e con il mondo, ed è nel nostro mondo che possiamo incontrare Cristo, sia in un bambino, in un adulto o in qualsiasi altra situazione. Ed è proprio così: possiamo avere un incontro personale con Gesù nella nostra quotidianità perché Egli vive nella nostra vita normale e comune, vuole vivere nel nostro giorno dopo giorno.
Così, il Vangelo di oggi ci chiede di vivere nell’ordinario, poiché anche Cristo vive nella nostra normalità e la condivide, ma vuole rendere l’ordinario della nostra vita qualcosa di straordinario.
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