Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 2 Febbraio 2026

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L’incontro con il Dio-con-noi

Un uomo e una giovane donna, sceltisi e insieme pre-scelti sempre per amore, a poco a poco lo scopriranno durante i loro giorni, sono in cammino verso Gerusalemme, in braccio un bambino, il loro primogenito.

Passi verso il tempio, due colombe per presentarlo come prescritto dalla legge del Signore per i più poveri, un sigillo prescritto per ogni maschio a riscatto di un antico privilegio e salvezza accordata a tutti i maschi dei figli del popolo di Israele durante la schiavitù di Egitto, la notte dell’uscita verso la libertà.

Al tempio un uomo e una donna, vecchi di anni: Simeone e Anna, vite per Dio e con Dio, senza clamori né ruoli istituzionali ma quotidianamente e fedelmente vissuti.

Un incontro fatto di meraviglia: un uomo e una giovane donna, due anziani di giorni ma ancora in attesa prima della morte di un segno tangibile della salvezza di Dio: «preparata … davanti a tutti i popoli» (Lc 2,30).

Tutti scopriranno di aver tenuto in braccio non solo un bambino, figlio di Dio ma Dio stesso fattosi bambino, “luce che si rivela alle genti e gloria del suo popolo, Israele” (Lc 2,32)

Su tutti loro il soffio dello Spirito di Dio che aleggiava sin dal principio sulle acque primordiali della creazione, brezza che diviene voce attenta e accorta a parlare come ognuno può comprendere: con le parole dell’angelo a Maria o in sogno nella notte a Giuseppe, con una parola preannunciata in risposta a una esistenza per Dio a Simeone e Anna.

Tra i portici del tempio, a margine della solennità delle liturgie, appena lasciato il frastuono del vociare del commercio degli animali per gli olocausti, accade quell’incontro tra Gesù, Dio bambino, il suo popolo e l’umanità tutta capace di accogliere ed essere accolti all’interno della tenda di Dio posta in mezzo all’umanità: il Verbo, la Parola fattasi carne.

Un uomo e una giovane donna, stupore sui volti per le parole udite che chiedono lunghi giorni e notti di silenzio e attesa per essere accolte, meditate nel cuore, fatte proprie e divenire vita.

Gesù presentato al tempio, il Dio bambino, diverrà spada che trafiggerà i cuori dei figli d’Israele, che oggi trafigge i nostri cuori a tratti assopiti e assuefatti alla violenza dei potenti e alla tirannia assurda e prepotente della guerra.

Gesù presentato al tempio porterà consolazione e libertà per vivere la legge con gli occhi di Dio: grandi e pieni di misericordia. Porterà consolazione per sempre ai derelitti e trafitti dalla storia, ai bambini mai diventati adulti, germogli spezzati dalla fame o da bombe esplose.

Gesù che è stato, è e sarà fino alla fine dei tempi “pietra di inciampo” e al contempo “pietra scartata divenuta testata d’angolo” capace di dare forma alla casa dell’umanità che è più grande del recinto del tempio, più grande dei confini delle chiese, più grande dei consessi dei potenti.

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Tempio, chiese, spazi del potere che attraverso quel bambino scopriranno che Dio si fa presente sconfinando e superando tutti i recinti e le barriere: è l’Emmanuele parola di misericordia, il Dio con noi fino alla fine dei tempi.

Così è stato per il vecchio Simeone e la profetessa Anna, confidiamo lo sia per noi e l’umanità tutta.

fratel Michele

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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