Il Discorso delle Beatitudini rappresenta uno dei momenti cardine degli insegnamenti di Gesù e la sintesi più pura del Vangelo stesso.
Gesù sale sul monte, luogo simbolo dell’incontro tra Dio e l’uomo, e fa una rivelazione ai discepoli e alle folle così come il Padre aveva fatto ad Abramo coi Dieci Comandamenti. Tuttavia, mentre sul monte Sinai vengono rivelate le Leggi necessarie “del fare per essere” (onorare, santificare, non-desiderare, non-dire, …), le nove Beatitudini rivelano l’essenza stessa “dell’essere”.
I poveri in spirito, i miti, i perseguitati, i puri di cuore non sono categorie privilegiate dal punto di vista umano, però loro sarà il Regno dei Cieli e in virtù di questo sono chiamati ad essere “Beati”, parola che in ebraico testualmente vuol dire “stare diritti in piedi”.
Tu che sei insultato, perseguitato perché stai perseguendo la giustizia o perché ti fai operatore di pace, perché sei mite invece d’essere prepotente, sii fiero e vai “avanti con dignità”, perché il Padre dei Cieli vede e saprà ricompensarti. Gesù stesso nel suo passaggio terreno ha vissuto proprio così: con mitezza, in povertà, con sete di giustizia; con purezza di cuore tanto da vedere in ogni peccatore tracce di Dio.
È stato per questo perseguitato fino alla morte in Croce, ma alla fine è risorto e siede alla destra del Padre. Le nostre scelte siano però pure, sentite, non in vista di una ricompensa celeste, perché solo dove la “Carità è vera e sincera lì c’è Dio” e tutto diventa Amore senza sforzo.
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Per Riflettere
Vivere le Beatitudini è indubbiamente difficile; siamo chiamati ad abitare il mondo con le sue leggi ma allo stesso tempo ad essere cristiani senza ipocrisia, è una sfida prima di tutto per noi stessi. Riesco ad essere mite, operatore di pace, a perseguire la giustizia nel mio quotidiano?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
