Manuale per rendersi odiabili al mondo
Non servirà così tanto per farsi odiare dal mondo: basterà odiare ciò che il mondo porta in palmo di lingua e applaudire ciò che il mondo odia per costringersi a vivere controvento.
Il mondo ha il suo spirito, lo spirito del mondo: a governare il mondo son quattro frasi precotte e pronte all’uso, proposizioni da non mettere in discussione, che il mondo fa di tutto perchè nessuno abbia mai voglia di sottoporle a critica. Frasi cult dei dibattiti: “Si vive una volta sola, ogni lasciata è persa, chi vuoi che se ne accorga se lo fai, goditi la vita finchè puoi, che vita è senza godere per il gusto di godere?” Ad andare contro al mondo, il mondo reagirà con l’unica forza che conosce: quella dei muscoli, lo spauracchio della croce, il battito dei chiodi.
Cambia poco il fatto che se tu chiedi a qualcuno cosa vada cercando ti risponda che lui fa di tutto per ricercare la felicità. Anche Cristo, a conti fatti, reclamizza la felicità: è che la procedura che Cristo espone è diametralmente opposta a quella che conviene al mondo. Chi ci prova attesta la prestanza del fango: chiunque proverà, nei secoli, a tradurre nella propria vita le Beatitudini, s’attrezzi a ricevere lo scherno dei leali, il dileggio dei pensanti, la reazione di chi non ha voglia di andare contro.
È l’inizio della disfatta del Cristo: mentre offre alll’umanità la sua unica encliclica, il suo discorso programmatico, sa benissimo che sta andando di traverso al mondo. Di aprire una guerra che lo porterà sull’altro monte, il Golgota, per la sfida finale. È tutto scritto, Cristo lo sa: non per questo – non perchè non piaccia al mondo la sua visione – si mette a tacere o promuove sconti per procurarsi dei consensi. Siccome «vede le folle» – le vede patire – non accetta di tacere i congili per il viaggio: «Beati quando!»
Le cartucce sono numerate: al cacciatore esperto ne basta una per metter nel sacco l’orso. (Eccolo) Per opporsi a chi dice che senza soldi non c’è felicità: «Beati i poveri in spirito». Come dire: “Non siate così poveri, da possedere solo i soldi”. A chi sostiene il diritto ad ingozzarsi facendosi i vantaggi propri: «Beati i mansueti». A chi piace ridere dietro alla gente e fare ridere dietro, presenta l’assurdo: «Beati quelli che piangono». A chi grida il libero commercio del corpo: «Beati i puri di cuore».
A chi è tutto preso dal piacere al mondo, affaccendato nel conteggio dei like: «Beati voi quando vi insulteranno». Per chi, poi, ama fare la guerra spacciandola per azione di pace, non teme il corpo a corpo: «Beati gli operatori di pace». Che, badate, non sono i pusillanimi ma coloro che andranno in guerra pure loro: a fare la guerra alla guerra.
E’ tutto il contrario di tutto: sulla montagna, ad inizio mandato, Cristo brucia ciò che il mondo loda, stordisce ciò che eccita il mondo, sbeffeggia i muscoli che pensano di sedare i cuori. “Vabbè, vanno contestualizzate nel tempo in cui visse chi le disse” dirà qualcuno, nel tentativo di arginare Cristo.
Che, genio, si era già premunito in vista di possibili insinuazioni: non sposò nessun tempo – «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno» (Mt 24,35) – per non correre il rischio, morto quel tempo, di restare vedovo, senza più tempo. Non conformandosi a nessuna delle epoche, riuscì ad essere superiore a qualsiasi epoca. Non è che quel giorno il Vangelo fosse più duro di quel ch’è adesso: resta all’altezza della sua altezza.
Non cercò la rissa col mondo intero per la semplice voglia di fare rissa con qualcuno: disse le cose che disse perchè, ancora oggi, tenta d’aiutare l’uomo e donna a guardarsi con gli occhi di Cristo invece che con gli occhiali del mondo. Non invita a scaricare una vita per il semplice fatto d’essere sgradevole – sono capaci tutti di farlo – ma di scandagliare dentro la vita che si ha per inseguire crepe di luce: «Ci sono corsi di teologia vivente negli ospedali psichiatrici, nelle case di riposo, nelle prigioni, che dovremmo imparare a leggere». La luce nelle tenebre: mai sfida fu più azzardata. Cose la cui semplicità toglie il fiato.
Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
