p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 30 Gennaio 2026

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L’ECONOMIA DELLA PICCOLEZZA

Quante volte non troviamo
le parole adatte per dire Dio!

E Gesù ci risponde
con le parabole.
Lo fa con parole laiche,
di casa, di orto,
di lago, di strada,
per raccontarci storie di vita.

Il vangelo di Marco riassume
il suo insegnamento
con immagini di contadini
che si affaticano
nell’arte di far nascere,
fiorire, fruttificare.

Il contadino nel vangelo è
l’anello mancante
tra l’uomo e Dio,
dove le parabole non sono semplici pretesti per insegnare teologia e morale.

Un albero, le foglioline del fico,
il granello di senape diventano
una continua rivelazione
del divino (Laudato si’
),
una sillaba del suo messaggio.

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Le cose del mondo
non sono sante perché ricevono l’acqua benedetta,
ma sono degne di riceverla
perché già benedette, santificate, e noi
camminiamo in mezzo a loro
come dentro un santuario.

Ezechiele aveva parlato
della tenerezza di un Dio giardiniere che pianta
un cedro del Libano.

Gesù va oltre:
parla di un semino di senape
con una novità tutta sua:
sceglie una pianta mai nominata nel Primo Testamento, nonostante fosse
di uso comune.

Gesù sceglie
l’economia della piccolezza:
mette la senape
al posto del cedro del Libano;
l’orto al posto del monte;
parlerà di Dio con l’immagine
di una chioccia con i suoi pulcini:

è il linguaggio teologico portato
al registro più umile,
a sovvertire le gerarchie.

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Gli ascoltatori di Gesù
saranno rimasti sconvolti
all’idea che il Regno di Dio
ha inizi così piccoli, ma
Gesù si concentra
sulla crescita
dal minuscolo al grande,
dai più piccoli germogli
alla maturazione in pienezza.

Le sue parole contengono anche
un appello alla meraviglia:
il Regno diventa un mistero
davanti al quale stupirsi.

Prendere sul serio
l’economia della piccolezza
ci fa guardare il mondo
in un altro modo.

Ci fa cercare i re di domani
tra gli scartati di oggi,
ci fa prendere sul serio
i giovani e i bambini,
e trovare meriti là dove
l’economia della grandezza
vede solo demeriti.

Il vangelo della terra di Gesù sovverte le norme,
perché le leggi che reggono
il venire del Regno di Dio
e quelle che alimentano
la vita naturale sono
in fondo le stesse.

Spirito e realtà si abbracciano.

Il terreno produce da sé,
per energia e armonia proprie:
è nella natura della natura
essere dono e crescita.

È nella natura di Dio
essere eccedenza gratuita.
E anche in quella dell’uomo.

Dio agisce in modo positivo, fiducioso, solare;
e non per sottrazione,
ma sempre per addizione,
per aggiunta e incremento,
con incrollabile fiducia
nei germogli.

Dalle sue parabole sboccia
una visione profetica del mondo:
la nostra storia è tutto
un seminare, germinare,
spuntare, accestire,
maturare: tutto è
fiducia incamminata.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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