Avevamo già meditato questi temi due giorni fa: il seme che viene seminato e poi germoglia; e la dinamica di un annuncio che, sebbene avvenga in pubblico e sia ascoltato da molti, può entrare in profondità solo presso coloro che lo prendono sul serio, superano le parole sentite da tutti e si aprono ad un confronto personale con il Signore. Oggi le due parabole di Gesù si aprono al futuro, all’esito della paziente opera di coltivazione della parola di Dio in noi.
La prima parabola ci parla soprattutto di sorpresa e mistero: il seme seminato nel campo buono cresce lentamente e silenziosamente, anche se noi non ce ne rendiamo conto, anche se all’inizio sembra morto. Fidiamoci di Gesù, sforziamoci di ricevere la sua grazia e di usare i doni che ci ha fatto per migliorare il mondo intorno a noi, anche quando non ci sembra di poter fare molto e anche quando le nostre debolezze e la nostra piccolezza ci fanno sentire inutili.
Nella seconda parabola è molto curioso il riferimento alla senape, perché la senape è in realtà una pianta erbacea: non è particolarmente alta, non fa ombra e certamente non è un albero su cui possono nidificare gli uccelli. Il Signore si serve quindi di un racconto paradossale per ricordarci che nel Regno di Dio neanche le leggi naturali sono una limitazione. Tanti santi e tante persone di buona volontà nella storia ci hanno mostrato come il servizio umile ma determinato della giustizia e del bene comune possa fare nascere foreste nel deserto.
Per Riflettere
Ciascuno di noi ha qualcosa da seminare. Preoccupiamoci di metterlo a disposizione del Signore perché cresca e diventi una casa per tutti.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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