Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 Gennaio 2026

- Pubblicità -

Il testo odierno del vangelo di Marco ci ricorda che Gesù chiamò a sé “quelli che voleva”, una chiamata dunque che non si fonda su meriti personali ma soltanto su una scelta del Signore, perché “fossero con lui e per inviarli a predicare”—Gesù chiama ancor oggi a “essere” (meglio che “perché stessero”) con lui, nel quotidiano, giorno dopo giorno, alimentando la propria vita con la lettura assidua delle Scritture, lasciandosi plasmare dai suoi gesti e dalle sue parole—e “per mandarli ad annunciare”.

Non c’è separazione tra le due cose. Può essere mandato solo chi è vicino a Gesù, chi lo incontra nella sua Parola e, d’altra parte, chi vive questa intimità con lui non può non annunciarlo. Certamente le modalità dell’annuncio possono essere diverse; si può annunciare il vangelo “non necessariamente attraverso le parole”, come ci ricordava papa Francesco. (Comunità di Bose)

- Pubblicità -

Per Riflettere

L’annuncio nasce dalla vicinanza con Dio: coltivo la relazione quotidiana con lui?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

Altri Articoli
Related

Commento alle letture della liturgia del 7 Febbraio 2026

Tempo Ordinario IV, Colore Verde - Lezionario: Ciclo A | Anno II,...

don Alfonso Giorgio – Commento al Vangelo di domenica 8 febbraio 2026

Movimento Apostolico Ciechi Riflessioni dell'assistente spirituale don Alfonso Giorgio per...

Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Febbraio 2026

Erano come pecore che non hanno pastore.Dal Vangelo secondo...

don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 7 Febbraio 2026

Erano come pecore che non hanno pastore.Dal Vangelo secondo...