Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 22 Gennaio 2026

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Vangelo del giorno di Mc 3, 7-12

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Parola del Signore.

La voce si è sparsa rapidamente. C’è un tale che guarisce, che libera gli indemoniati, che parla di Dio in maniera autorevole e convincente. No, non è un rabbino, è un falegname, ma parla di Dio come mai nessuno ne ha parlato, come se lo conoscesse, come se parlasse con lui viso a viso, come aveva fatto il nostro padre Mosè.

Ha discusso con gli scribi, mettendoli in difficoltà, ha messo in evidenza le contraddizioni dei farisei, ha chiamato dei pescatori a seguirlo, e anche un esattore dei romani. Cose da pazzi…

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La voce si è sparsa e la gente si muove, va a vedere, ad ascoltare. Alcuni sono solo curiosi, altri sperano in una guarigione, altri vogliono vedere come andrà a finire. E vengono da lontano, da fuori dai confini di Israele, da Tiro e Sidone, perché non è uno di quei giudei altezzosi e respingenti che non parla con i pagani.

Vengono da lontano, come anche noi ci muoviamo quando pensiamo che ci sia qualcuno capace di portarci a Dio, capace di liberarci dal peso che ci opprime. E oggi, duemila anni dopo, siamo ancora fra quella folla, perché vediamo in lui tutta la bellezza di Dio, e lo specchio di una purezza, di una integrità, di una libertà che non abbiamo.

E sì, anche noi ci siamo spinti ad ammettere: tu, Signore, Nazareno, Maestro, sei il Figlio stesso di Dio, il rivelatore del Padre.

Sono tante le voci che ci raggiungono, ogni giorno, forse troppe. La nostra vita si trascina, stordita e confusa da mille opinioni. Ma una sola voce è capace di sciogliere il nostro cuore, di illuminare la nostra intelligenza.

Siamo discepoli, scarsa, sgarrupati, ma siamo discepoli. E anche a me, oggi, il Signore chiede in prestito la barca della mia vita, per staccarsi un poco da riva e parlare al cuore della folla che, come pecore senza pastore, vaga senza meta.

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Non necessita di un transatlantico, gli basta la mia piccola barca. Dio sceglie di avere bisogno anche di me, di coinvolgermi, mi chiede aiuto, mi rende protagonista. Così la mia giornata acquista un altro colore, un altro sapore.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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