Quello che noi non abbiamo ancora capito – o che forse non vogliamo capire – è che Dio non rifiuta nessuno. Non ha mai scelto i perfetti, i puri, gli “a posto”. Gesù passa davanti al banco delle tasse e vede Levi proprio lì, in quel luogo che rappresentava il peccato, la corruzione, il rifiuto sociale. E lo chiama. Non dopo che si è pentito, non quando avrà cambiato vita: lo chiama prima, perché la misericordia precede la conversione.
Il problema è che noi non entriamo nella logica della misericordia, e perciò ci è difficile viverla. Vorremmo che le persone fossero già cambiate, già guarite, già in ordine, prima di accoglierle. Ma Gesù fa il contrario: accoglie, poi guarisce; ama, poi trasforma; chiama, poi converte.
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La verità scomoda è che la misericordia di Dio scandalizza, ieri come oggi. I farisei non capiscono come sia possibile sedersi a tavola con i peccatori. E anche noi, quando siamo onesti, dobbiamo riconoscere che dentro portiamo ancora un fariseo che seleziona, giudica, misura, valuta.
Eppure Gesù è venuto per riprendere al suo amore chi si era perduto, per rimettere al centro chi era ai margini, per ridare dignità a chi si sentiva indegno. La misericordia è l’unica forza capace di rimettere in piedi un uomo.
La domanda che il Vangelo ci pone oggi è semplice ma potentissima:
Chi sono i nostri “Levi”?
Chi è che, secondo noi, “non è pronto”, “non è degno”, “non merita”?
E soprattutto: lasciamo che Gesù ci guardi come ha guardato Levi?
Perché forse la prima persona che deve capire la misericordia… siamo noi.
Sr Palmarita Guida fvt
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A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
