Siamo agli inizi della predicazione di Gesù, dove egli è cercato, desiderato, ascoltato. La sua parola, lo sappiamo già da quanto avvenuto in precedenza, ha autorevolezza, è una parola che mette in luce ciò che abita i cuori delle persone. E che con chiarezza mette in crisi.
Qui lo osserviamo con lo sguardo stupito verso quei quattro portatori, che fanno di tutto per poter portare a lui un paralitico: uno sguardo che sa riconoscere la fede di costoro che glielo mettono davanti. Ma, con una certa sorpresa da parte nostra, Gesù non si rivolge a loro, bensì al paralitico stesso, con parole di perdono dei peccati.
Apriti cielo! Gesù ha toccato uno dei tasti “delicati” degli scribi là presenti: “solo Dio può perdonare i peccati!” pensano in cuor loro. Ed è proprio così. Ma per convincerli che Gesù è veritiero compie anche il gesto di guarigione del paralitico; il gesto che fa dire ai presenti: «non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Sì, perché qui è finalmente presente quella potenza e presenza di Dio che non solo sa guardare al cuore degli uomini, ma sa anche liberarli dalle loro paure, dai loro peccati, sa donare loro una novità di vita e di speranza che forse neppure si osava chiedere. Il paralitico non chiede nulla, e ottiene tutto. È questo veramente il dono di Dio che in Gesù si fa vicino, presente, a tutti gli uomini che lo cercano e che lo desiderano.
Commento a cura di: Lino Dan SJ
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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
