Gesù non ha un attimo libero: uscito dalla sinagoga, subito va a casa di Pietro, guarisce la suocera, sta con quella famiglia, gli portano altri malati, fin dopo il tramonto opera guarigioni…
La mattina presto cerca il silenzio e la preghiera: una buona indicazione per noi che le cose “facoltative” le lasciamo per ultime, che prima c’è il dovere del lavoro, delle incombenze materiali, delle scadenze, della famiglia, e poi… non c’è più posto per altro.
E quando i discepoli lo trovano, Gesù fa capire che i piani di Dio non sono quelli dell’uomo: “tutti qui ti cercano, tutti qui vogliono i tuoi miracoli e le tue guarigioni”, ma Gesù va altrove.
La guarigione è qui associata alla liberazione dal demonio; gli studiosi hanno notato che nel pur breve Vangelo di Marco gli episodi di esorcismo sono numerosi. Qui ci colpisce l’autonomia di Gesù rispetto alle pressioni delle folle e dei discepoli, e il suo ricorrere all’essenziale: la preghiera, il rapporto col Padre, origine di tutto il suo agire.
Per Riflettere
La preghiera è la nostra forza?
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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
