Nell’anonimato più totale
Non è di quelli, il Dio cristiano, che quando tu chiami perchè sei in panne o non trovi la strada rispondono: “Tranquillo! Stiamo al telefono che ti guido passo passo finchè arrivi”. Il che, in tempi di ingratitudine alle stelle, non sarebbe cosa di poco conto.
Non è nemmeno uno di quelli che, nell’emergenza, risponde alla tua richiesta di aiuto dicendoti: “Ti aspetto fuori dal casello dell’autostrada, tanto fino lì è tutto dritto”. Non sapendo che, per chi ha il tremolìo nel cuore, anche un solo metro in più o in meno potrà fare un’enorme differenza.
Il Dio cristiano è il Dio del fiume Giordano: vedendo l’uomo che sta annegando nelle acque torbide del peccato, invece che star al telefono o aspettare fuori dall’autostrada, inventa una mossa a sorpresa: “Stai fermo dove sei, non ti muovere d’un millimetro: che vengo io a prenderti e ti porto a casa”.
Detto con le parole sacre dell’Evangelo: «In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui». Scende nel Giordano senza vergognarsi di confondersi con i peccatori, senza fare mille moine di circostanza, senza presentare alcun conto per la sollecitudine: «Non griderà né alzerà il tono – aveva avvisato il profeta -, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità» (Is 42).
Pur avendo avuto notizia di come si sarebbe comportato, l’effetto di vederlo dal vivo confonde perfino uno tra gli addetti ai lavori più rinomati in circolazione, Giovanni Battista: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?» Fa un effetto strano contemplare la Bellezza mentre si sporca le mani nella bruttezza, vedere l’Innocente mettersi in fila indiana assieme coi peccatori e gli ignavi, accorgersi che il Cielo non si vergogna di condividere con l’uomo la dura sorte di chi nasce con la tentazione di peccare cucita addosso.
Non cede, Cristo, alla proposta che gli avanza il Battista di saltare la fila o di evitare questo contagio a fior di pelle e di cuori: «Lascia fare per ora, perchè venga adempiuta ogni giustizia». Non esiste un’altra storia, un’altra possibilità o un’altra strada: «Se c’è un peccato contro la vita, è forse non tanto disperarne, quanto sperare in un’altra vita, e sottrarsi all’implacabile grandezza di questa» (A. Camus).
La forza, al Cristo, gli viene dal di dentro: dal sentirsi amato in una maniera così forte da non aver paura di andare a snidare il peccato laddove più è presente. Nei suoi Natali – dal primo di Betlemme all’ultimo festeggiato – a fargli la differenza non è stato ciò che ha trovato sotto l’albero ma chi ha trovato seduto attorno all’alberello: «Questi è il Figlio mio, l’Amato: in Lui ho posto il mio compiacimento».
Un Padre così soddisfatto del Figliolo suo non potrà che instillare nell’animo di quest’ultimo una così forte volontà di dare il meglio di sé. É un Dio che, nel Giordano, volontariamente si spoglia e s’incolonna nella fila di quei poveri che attendono, tra minacce e speranze, un cambiamento radicale.
Basterebbe questo per intuire come l’anonimato di Dio non avrebbe potuto spingersi oltre: qualche studioso sostiene che il Battesimo di Gesù, da quanto anonimamente l’ha vissuto, sia passato totalmente inosservato sia agli occhi del Battista che dei presenti: «Non farà udire in piazza la sua voce». Ci credo.
Inizia così – sottovoce, nell’anonimato, senza squilli di nessuna tromba – la vita pubblica di Gesù. Per trent’anni, nella quotidianità di Nazareth, è rimasto il più umano dei figli, il più puntuale degli operai, il più solerte degli oranti.
Poi, in un attimo, è sceso in campo per dare all’umanità quella chance di salvezza che attendeva da millenni: l’Onnipotente diventa fragile come un peccatore, l’amico non ha più segreti nemmeno per i suoi amici.
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È l’inizio anonimo e splendente di una storia d’amore divina dove l’amore si reinventerà disperatamente anche di fronte al rifiuto più evidente. Un’ingenuità, quella di Dio, da tenersi stretta per non morire.
Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
