La scena è descritta come una sceneggiatura, con i gesti di Gesù descritti passo dopo passo. L’evangelista sottolinea con due incisi che la sua presenza in sinagoga è un fatto normale (“a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato”); quest’uomo, però, il figlio di Giuseppe, ha qualcosa di particolare, la sua fama lo precede.
Dopo la lettura, gli occhi di tutti sono fissi su di lui. E Gesù dichiara che qui e ora, l’atteso è presente, è vicino; quanto è proclamato nella Scrittura, in lui, il figlio di Giuseppe, si realizza. Lo Spirito Santo percorre tutto l’episodio, ed è quello che muove l’azione del Messia descritta nel rotolo che Gesù legge: la liberazione degli oppressi, la salvezza dei poveri.
Quante volte vediamo oppressi che continuano a essere oppressi, ciechi che restano ciechi, poveri che anziché lieti annunci vedono peggiorare la propria condizione… A volte è difficile credere alla presenza salvifica di Dio, lo riconosciamo. Chiediamo a Dio di rafforzare la nostra fede, anche e soprattutto quando sembra che le logiche di oppressione abbiano la meglio.
Per Riflettere
Quanto riesco a guardare la realtà che mi circonda nella prospettiva del Regno di Dio? Quali segnali trovo della liberazione che il Signore porta alla mia vita?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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