La Parola si fa carne e Dio abita tra di noi
All’inizio, quando tutto ancora non esisteva, non c’era il cupo silenzio: vibrava una Parola, come una nota o una musica di sottofondo.
Il termine ebraico “dabar” che traduciamo con “Verbo” o “Parola”, ha in sé un significato molto più ampio, che comprende non solo il suono della parola, ma anche quella forza che riesce a creare, ad agire, quell’energia cioè da cui si crea e scaturisce un fatto o un avvenimento.
È infatti con il dire di Dio, “Sia la luce” che dal caos tutto ebbe inizio. Quella stessa Parola oggi ha scelto di farsi carne, di entrare nella polvere delle nostre strade, di conoscere la nostra fame, la nostra paura, il nostro bisogno di abbraccio. La Parola si fa carne, non teoria, ma presenza, vicinanza, una tenda piantata accanto alla nostra, fragile come la nostra: si può strappare, può essere portata via dal vento.
Ci abita accanto il nostro Dio, non altrove, non inaccessibile nei cieli, ma vicino di casa, compagno di viaggio pronto ad accorrere. Abita nel provvisorio come noi, nel quotidiano come noi, nel respiro della vita come noi; non parla da lontano il nostro Dio, non ha bisogno di megafoni per farsi ascoltare, ma entra nella nostra storia, nei nostri gesti, nelle nostre ferite. […] Continua a leggere su Avvenire.
