Tempo di Natale II, Colore Bianco – Lezionario: Ciclo A, Salterio: sett. 2
Ascoltare la luce, riconoscere la voce
In questi giorni che seguono l’Epifania, la liturgia ci accompagna lentamente fuori dal silenzio del Natale e ci conduce verso la vita pubblica di Gesù. È un passaggio delicato: dalla luce contemplata alla luce accolta, dalla Parola ascoltata alla Parola vissuta. I testi di oggi ci invitano a riconoscere dove nasce la vera voce di Dio e come questa voce continua a risuonare nella storia.
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1Gv 3,22- 4,6
Mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono da Dio.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo.
Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.
Parola di Dio.
Dal Sal 2
R. Il Padre ha dato al Figlio il regno di tutti i popoli.
Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.
Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane». R.
E ora, siate saggi, o sovrani;
lasciatevi correggere, o giudici della terra;
servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore. R.
Vangelo del giorno di Mt 4,12-17.23-25
Il regno dei cieli è vicino.
Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e sIn quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Parola del Signore.
Ascolta il commento
San Giovanni ci ricorda che il rapporto con Dio non è mai astratto. Pregare non significa pronunciare parole nel vuoto, ma restare dentro una relazione viva, concreta, fatta di ascolto e di fiducia. Quando il cuore rimane orientato a Dio, quando si cerca di vivere secondo il suo amore, allora anche la preghiera diventa spazio di comunione. Non tutto ciò che parla di Dio, però, viene da Dio: esistono voci che confondono, spiriti che dividono, parole che affascinano ma non portano pace. Il criterio resta semplice e profondo: riconoscere Gesù venuto nella carne, riconoscere un Dio che entra nella storia, che non resta lontano, che si lascia incontrare nella vita reale.
Il Salmo ci fa ascoltare una voce ancora più grande, quella del Padre che proclama il suo Figlio. È una parola che non schiaccia, ma genera. “Tu sei mio figlio”: è una dichiarazione che fonda l’identità, che dona stabilità, che apre alla fiducia. In mezzo ai rumori del mondo, questa voce continua a risuonare come un punto fermo. Non è una parola di dominio, ma di alleanza. Dio non impone, chiama; non costringe, ma affida.
Nel Vangelo, questa voce prende forma nella vita di Gesù. Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù si ritira in Galilea, terra di confine, terra mescolata, terra ferita. È lì che la luce comincia a brillare. Non nei luoghi sicuri, ma nelle regioni segnate dall’ombra. Il suo primo annuncio è essenziale: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Non un messaggio di paura, ma di prossimità. Dio si è fatto vicino. La luce non arriva per giudicare le tenebre, ma per abitarle.
Gesù passa, cammina, incontra. La sua presenza guarisce, rialza, ridona dignità. Le folle lo seguono perché avvertono che in lui c’è una parola che non divide, una forza che non domina, una luce che non acceca. È la stessa luce che la prima lettera di Giovanni ci invita a riconoscere, lo stesso Figlio che il Salmo proclama, lo stesso annuncio che continua a risuonare anche oggi.
🌿 Commento finale
La liturgia di oggi ci consegna un messaggio semplice e decisivo: Dio parla ancora, ma chiede un cuore capace di ascolto. La sua voce si riconosce dove c’è amore vissuto, dove Gesù è accolto nella concretezza della vita, dove la luce entra senza fare rumore. In questa luce siamo chiamati a camminare, lasciandoci guidare non da parole vuote, ma da una presenza che salva.
