Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 2 Gennaio 2026

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Vangelo del giorno di Gv 1,1-18

Il Verbo si fece carne.
Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Non c’è molto da festeggiare a Natale, ma, piuttosto, c’è da convertirsi e pentirsi. L’umanità non ha rivolto una grande accoglienza alla prima venuta di Dio. C’è poco da festeggiare, insomma, quasi come se si imbastisse una festa in ritardo. Natale è dramma: Dio viene e l’uomo non c’è.

«Tu chi sei?» Ed egli confessò e non negò, confessò: «Io non sono il Cristo».

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Allora gli chiesero: «Chi sei dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No». Gli dissero: «Chi sei?».

Vengono da lontano per interrogarlo, per capire le sue vere ragioni, per smascherarlo. Sono i detentori della fede, gli avvocati di Dio, i censori delle profezie inattese e non programmate. Accetta di farsi interrogare, il Battista; si lascia provocare. No, non è lui il Messia. Non si prende per Dio. Potrebbe, tutti lo pensano. Potrebbe, ma non lo fa.

Il primo dialogo nel Vangelo di Giovanni è una domanda: «Chi sei tu?». Perché solo il mio vero “io” incontra il vero Dio. Insistono i devoti, hanno bisogno di definire, di racchiudere in categorie, come facciamo noi. Il Battista dice: egli è voce prestata alla Parola. Cita Isaia, cioè si definisce a partire dalla Scrittura. In essa si è ritrovato, in essa ha scoperto la sua identità profonda.

Se vogliamo accogliere, scoprire, incontrare il Dio di Gesù, dobbiamo anzitutto essere onesti con noi stessi. Dio vuole dei figli, non dei burattini.

+++Commento di Paolo Curtaz.+++

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