La figura di Giovanni Battista, che dai tempi di Elia (IX sec. a. C.) rappresentava un unicum, emerge nel Vangelo di questa seconda domenica d’Avvento. Il cartiglio, che accompagna l’accensione della seconda candela della corona d’Avvento, riproduce l’imperativo categorico che farà da sfondo anche all’annuncio del Regno da parte di Gesù: “Convertitevi!”.
La conversione, in ebraico teshubah, considerata la seconda delle “sette cose” che furono “create prima della creazione del mondo” (Pesachim 54a), è il “ritorno” dell’uomo a Dio, che è sempre preceduto dal “ritorno” di Dio all’uomo.
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Mi piace accostare il Battista ad un personal trainer: l’invito a fare “un frutto degno della conversione”, è un programma di allenamento tarato sulle effettive possibilità di ciascuno di noi ed è mirato a preparare la venuta del Signore!
Il “deserto della Giudea”, dove si svolge l’attività del Battista, rimanda al “deserto” che, almeno una volta, abbiamo attraversato nel corso della vita. Penso ai momenti di aridità spirituale, ai frangenti di solitudine, alle delusioni per relazioni sbriciolate, come pure ai luoghi di incontro col Signore. Proprio in “quel” luogo siamo stati raggiunti da una “voce” che, “in nome di Dio”, ha infuso nel nostro cuore un di più di speranza!
In questo tempo di Avvento, forte dell’anno liturgico, provo a non crogiolarmi su sicurezze rassicuranti – “Abbiamo Abramo per padre!” –, né a fondarmi su una religiosità accomodante, ma chiedo al Signore di andare oltre le mie vedute, per accogliere, con rinnovato stupore, la Sua Parola.
Preghiera…
Liberami, Signore, dal quieto vivere per aprirmi alla novità della Parola!
Domande per noi…
1. Quale “voce che grida nel deserto” sono disposto ad ascoltare?
2. Riconosco in Gesù l’oasi dove attingere l’acqua per vivere?
Chi è don Nicola
Don Nicola Galante è un presbitero dell’arcidiocesi di Capua, parroco, cappellano volontario in alcuni luoghi di cura e direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute.
