don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 4 dicembre 2025

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L’Avvento รจ il tempo per imparare a “castificare” in Cristo la nostra anima e la nostra vita.

Le parole sono indifese, se ne possono servire gli assassini per uccidere e i santi per amare e annunciare il Vangelo. Per molti le parole sono l’unico certificato di esistenza in vita: quando si parla di un progetto รจ quasi come se lo lo si fosse giร  realizzato; si usano le parole come scalpelli perchรฉ scolpiscano la nostra figura nella vita e nella memoria degli altri, per essere considerati e amati.

Ma di fronte alla storia, ogni parola รจ costretta a denudarsi perchรฉ la Croce rivela senza sconti la loro “saggezza” o la loro “stoltezza”. Se in esse รจ viva la Parola fatta carne, si entra ogni giorno nella storia, con i dolori e le difficoltร . E si rimane lรฌ, crocifissi, compiendo la “volontร  di Dio”.

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Oppure si tratta di parole vane, e un po’ di “vento”, la corrente d’aria d’un rimprovero o di un disprezzo, o il “torrente in piena” di una malattia, o la “pioggia” di un fallimento e tutta l’impalcatura della nostra vita cade ed รจ una “rovina grande”.

Per entrare nel Regno dei Cieli non basta “dire Signore, Signore”, perchรฉ la comunione e l’intimitร  con Cristo e con ogni persona sgorgano dall’obbedienza; essa, infatti, ci strappa dai sogni e dalle illusioni, e ci fa percorrere il sentiero della storia con autenticitร , il luogo dove il Regno di Dio si fa “vicino” a noi.

“L’obbedienza alla veritร  dovrebbe castificare la nostra anima, e cosรฌ guidare alla retta parola e alla retta azione. In altri termini, parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinione comuni, รจ come una specie di prostituzione della parola e dell’anima.

La “castitร ” a cui allude lโ€™apostolo Pietro รจ non sottomettersi a questi standard, non cercare gli applausi, ma realmente purificati e resi casti dall’obbedienza alla veritร , la veritร  parli in noi” (Benedetto XVI, Omelia del 6 ottobre 2006).

Esiste dunque la possibilitร  di vivere e parlare con un cuore di prostituta; cercare di venderci a Lui e agli altri attraverso parole e gesti ipocriti. Non a caso le parole di Gesรน giungono al termine del Discorso della Montagna: tutto quanto vi รจ in esso annunciato puรฒ divenire un terribile moralismo, impossibile da compiersi se non in un’ipocrita apparenza.

Ma proprio in esse si puรฒ vedere in filigrana la vita di Gesรน: fondato sulla Roccia, pur investito dalla tempesta della morte, non รจ crollato, ma รจ risorto dalla tomba. Gesรน รจ stato casto nell’anima e nella parola, non ha bluffato davanti al Padre, “ha fatto la sua volontร ” e per questo รจ “entrato nel Regno dei Cieli”.

La parola โ€œvolontร โ€ – in greco Thelema – รจ la traduzione di due termini ebraici: hapetz e ratzah. Sorprendentemente scopriamo che le due radici non rimandano a verbi quali โ€œcomandare, imporre, ordinareโ€, ma significano invece โ€œcompiacersi – provare gioia – desiderare ardentementeโ€.

“Compiere la volontร  di Dio” non significa chissร  quale sacrificio della propria indipendenza e dei propri desideri; al contrario, in essa vi รจ l’incontro tra la gioia, il compiacimento e il desiderio ardente di Dio e dell’uomo. Castificare l’anima significa dunque immergersi nella gioia di Cristo scaturita dall’obbedienza del Getsemani.

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Non dobbiamo gonfiare i polmoni e gridare “Signore, Signore!”, ma riconoscere e accettare la nostra piccolezza indigente schiava della propria volontร  e consegnarla alla castitร  perfetta di Cristo.

E’ sufficiente sostituire la preghiera alle parole per entrare con Lui nel Getsemani di ogni giorno, casa, scuola, lavoro, e lasciarci “trascinare” nelle sue caste e obbedienti parole rivolte al Padre.

Quanto abbiamo bisogno di castitร  autentica nei dialoghi a colazione e a cena, in ufficio e a scuola. Castitร  che rispetta l’intimitร  dell’altro, che non insiste con le parole, che sa fermarsi senza sporcare e usare dell’altro per soddisfare se stessi.

Digiunare dalle parole vane per consegnare il fratello all’amore e alla misericordia di Dio.

L’Avvento ci chiama a deporre ogni istante della nostra vita nell’obbedienza di Cristo che ne fa una sua parola purificata e offerta al Padre: “Se non riesci a โ€œosservare i comandamentiโ€ non considerarti mai perso, non ti inacidire in modo moralistico o volontaristico. Piรน a fondo, piรน in basso della tua vergogna o della tua caduta cโ€™รจ Cristo. Volgiti a lui, lascia che ti ami, che ti comunichi la sua forza. Eโ€™ inutile che ti accanisci in superficie: รจ il cuore che deve capovolgersi. Non devi cercare nemmeno innanzitutto di amare Dio, ti basta capire che Dio ti ama. Oggi.” (Olivier Clรจment).

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